Apartheid a Pechino,se ci fossero conferme ufficiali,sarebbe molto grave

Bar vietati a neri e mongoli: scatta l’apartheid olimpico
Un elenco di veti per i proprietari dei locali del centro di Pechino. In nome della sicurezza
 
One World, One Dream. Così recita lo slogan delle Olimpiadi di Pechino. Ma è un sogno, e un mondo, di cui non fanno parte evidentemente neri e mongoli. Almeno se e è vero quello che denuncia il South China Morning Post, quotidiano di Hong Kong poco allineato con il governo centrale.  Il quotidiano scrive infatti che, per ragioni di sicurezza non meglio dettagliate, ai proprietari di alcuni bar nella zona dello Stadio dei lavoratori, nel  distretto di Sanlitun, nel centro di Pechino, la polizia avrebbe fatto firmare un impegno formale a impedire alcune attività, fra cui la danza e a vietare l’ingresso nei loro locali ad africani e mongoli, impegnandosi a chiedere agli avventori un documento d’identità nei casi dubbi.
La motivazione ipotizzata dal giornale  avrebbe a che fare con il tentativo di bloccare i traffici di droga e prostituzione, almeno durante il periodo olimpico. “Affari” evidentemente considerati un monopolio etnico.  A conferma il giornale ricorda due blitz condotti alcuni mesi fa nel quartiere contro un bar frequentato da clienti di colore e contro un nightclub con entreneuse mongole.   

Il provvedimento, che un residente di nazionalità inglese e di incarnato bruno definisce agghiacciante, e che le autorità smentiscono, farebbe parte di una serie infinita di veti che le autorità stanno prendendo perché nulla turbi i Giochi. Rientra, stavolta in via ufficiale, fra questi l’orario tassativo di chiusura per i locali alle due (ad Atene si era deciso, al contrario di lasciarli aperti tutta la notte), l’obbligo di rimuovere i tavoli all’esterno dei ristoranti, che si teme possano venire usati come armi in caso di risse o incidenti e il divieto di tenere concerti e ed eseguire musica dal vivo.  

A Hong Kong ci si interroga anche su quale uso verrà fatto del provvedimento che vieta l’ingresso alle gare agli spettattori che portino abiti, striscioni, bandiere o accessori di “propaganda politica”.  Io personalmente mi domando: Se la Cina ha ottenuto i Giochi promettendo di impegnarsi sul tema dei diritti umani e questo è il risultato, com’era prima la situazione?

a cura di Carla Reschia

[ da la stampa web ]

Se dovesse essere reale la notizia comparsa sul giornale, South China Morning Post, le polemiche alle prossime Olimpiadi a Pechino saranno assai diffuse, la giornalista della stampa si domanda se non ci fosse stata la manifestazione olimpica chissà i diritti umani a quale livello sarebbero, non mi stuferò nel ripetere che l’errore è stato affidarglieli,in questo momento storico un paese come la Cina non può avvalersi della manifestazione simbolo mondiale,non sono sufficienti i golosissimi interessi economici,i quali sono stati l’unico motivo d’interesse.

La situazione in Tibet,le condanne a morte con processi sommari,espropri terrieri nelle campagne per un tozzo di pane nel migliore delle ipotesi,uno sviluppo economico becero,il quale non rispetta la salute e la sicurezza dei lavoratori,anzi li sfrutta in modo vergognoso,un buon numero di arricchiti alle spalle della maggioranza dei lavoratori, il tutto all’insegna d’un inquinamento allucinante.

Grazie al Cio per l’illuminante decisione…..

Apartheid a Pechino,se ci fossero conferme ufficiali,sarebbe molto graveultima modifica: 2008-07-20T14:55:00+02:00da iserentha
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