Sicko, prossimamente nelle sale italiane la nuova pellicola denuncia.

La parola al dottor Moore


In anteprima il suo controverso «Sicko»


All’ultimo Festival di Cannes, dove è stato presentato fuori con­corso e in prima mondiale, Sicko di Michael Moore era arrivato ac­compagnato da strascichi pole­mici (il tam tam della stampa ri­feriva che l’amministrazione americana aveva aperto un’in­chiesta, accusando il regista di aver rotto l’embargo decretato contro Cuba) e quindi da avvo­cati. Adesso, fuori dai clamori del grande Festival, si può vederlo con più serenità.
Non c’è dubbio che Michael Moore, per l’establishment del suo Paese ma più in generale per la coscienza del mondo occiden­tale che ha negli Stati Uniti il suo inevitabile punto di riferimento, sia un rompiscatole. Ma non ne­cessariamente questo è un male.
Sicko (termine gergale che si rifà a «sick», malato) è un documen­tario sulle HMO – Health Main­tenance Organization – e sull’as­sicurazione sanitaria, di cui 45 milioni di americani sono privi. Ma l’autore dichiara subito che non intende occuparsi di chi l’as­sicurazione malattia non ce l’ha, piuttosto di chi ce l’ha ma rischia di non ottenere in caso di biso­gno le prestazioni dovute o di do­ver pagare cifre astronomiche.
Moore prende in esame alcune caratteristiche dell’industria del­la salute americana, sottolinean­done le anomalie, e poi va a veri­ficare quel che succede in nazio­ni di sviluppo simile agli Stati Uni­ti, come il Canada, la Gran Bre­tagna e la Francia, dove essere cu­rati è un diritto e costa poco o niente (e magari vede un po’ trop­po roseo in Europa). Infine, il ci­neasta imbarca alcuni membri di un’organizzazione di soccorso in­tervenuti a Ground Zero dopo l’11 settembre e che ancora sof­frono
di disturbi provocati da quell’atto di solidarietà, senza aver ricevuto aiuti finanziari dal governo, e li porta a Cuba. Dap­prima con l’intento di farli cura­re alla base di Guantanamo (vi­sto che in televisione i politici so­stengono che la salute dei prigio­nieri è monitorata con attenzio­ne) poi, già che sono sul posto, a Cuba, dove i farmaci, l’assisten­za e le cure sono praticamente gratuiti.
È soprattutto questo che ha scate­nato polemiche. Prescindendo dalla provocazione di rendere no­to che l’ America ufficiale ha ne­gato le cure ad alcuni eroi dell’11 settembre e che una mano è ar­rivata invece dall’isola di Castro, il cineasta non fa mistero di con­siderare immorale il sistema sani­tario
del Paese più forte del mon­do che basa il proprio intervento sul profitto e abbandona chi non può pagare.
Difficile dire se Moore sia più un manipolatore, come sostengono i suoi detrattori, o un americano vecchio stampo che crede anco­ra nei valori di solidarietà e so­cialità. In ogni caso i suoi docu­mentari non sono mai neutri e stavolta non lascia nemmeno la parola alla controparte.
È comunque evidente che la do­cumentaristica di Michael Moo­re esce dalla rigida gabbia «infor­mativa ». Con un misto di umori­smo, volontà di denuncia e altret­tanta volontà di allargare il discor­so ad un più generale Way of Life, il regista presenta nel film una va­stità di contenuti e di riflessioni che sarebbe miope voler circo­scrivere solo all’ambito sanitario. Moore,chespessosifainquadra­re nel film, quasi a rivendicare un suo marchio e una sua volontà di marciare incontro alle contrad­dizioni del «sistema» America è ormai un autore con uno stile e una poetica «militante» ben pre­cisi. In questo senso la Palma d’oro di
Fahrenheit 9/11 si può di­re oggi che fu una scelta lungimi­rante, non solo dettata dalle emo­zioni del momento.
E, ultima cosa, d’ora in avanti guarderemo con un occhio più disincantato i vari telefilm
E.R. Medici in prima linea, Grey’s Ana­tomy e Dr. House, palpitando non tanto per la salute del ricoverato ma per il suo portafoglio al mo­mento di pagare la fattura. Mar.
«SICKO» Regia di Michael Moore Documentario (USA, 2007).
In anteprima ticine­se domani (sabato) alle 21 al Cinestar a Lugano; domenica alle 18.30 al Ci­nestar a Lugano; lunedì alle 20.45 nel giardino del Multisala Teatro a Mendri­sio (in caso di cattivo tempo alle 21 al Plaza). Programmazione regolare nelle
sale dal 31 agosto.

Tratto da CDT di Lugano (corriere del ticino).

Altra pellicola denuncia del regista americano,dopo fahrenheit 911 e bowling in columbine, la narrazione in stile documentario della situazione sanitaria nella prima potenza mondiale e culla della democrazia come parecchi affermano.

Non potra’ che essere un successo, ma soprattutto interessante, argomenti celati ad arte da quasi tutti i media patinati planetari.

Come dire non solo coca-cola, esportatori di democrazia, ma una realta’ delle condizioni sanitarie di quel paese.

Sicko, prossimamente nelle sale italiane la nuova pellicola denuncia.ultima modifica: 2007-08-24T11:45:00+02:00da iserentha
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