Harajuku, in questo caso dal Giappone segnali incoraggianti.

Grazie alle ragazze del sol levante emerge qualche speranza

Le “ragazzacce” vestite da bamboline dark popolano le strade di Tokyo
Dettano legge per la moda occidentale e sono amate anche nel web

Harajuku girls, dal kitsch allo chic
il travestimento nipponico fa tendenza

di GAIA SCORZA BARCELLONA

TOKYO – Rifiutano tutte le mode, eppure ne hanno creata una. Si vestono a caso, non rispettano le regole e non accettano etichette: così hanno conquistato anche gli stilisti occidentali. Sono gli harajuku, “ragazzacci” che si ritrovano nei paraggi della metropolitana dell’omonimo quartiere di Tokyo e che, in verità, di cattivo hanno solo l’aria.

Le più conosciute sono le ragazze, quelle lolite un po’ gotiche chiamate “harajuku girls” e divenute famose nel mondo anche grazie alla hit di Gwen Stefani, che le ha cantate ed emulate nel look. Il fenomeno, nato nel ’97, è presto diventato una tendenza intercontinentale, oltre che un’attrazione per chi visita il Giappone.

A vederle sembrano delle maschere, ma la loro filosofia non è così lontana da quella che ha animato il movimento punk del ’77 o quello dark degli anni ’80: la rottura degli schemi. Almeno nell’apparenza. Non a caso rivedono, scompongono e aggregano i modelli nipponici più tradizionali vestendo antichi kimoni, divise scolastiche, abiti da samurai o da geisha e capi firmati. Appariscenti e, in qualche modo, affascinanti.

E’ proprio mischiando di tutto un po’ che le harajuku si acconciano da bamboline kitch colorando le strade di Tokyo con pizzi, pelle, catene e un trucco esagerato. Un patchwork, questo, che è piaciuto persino agli stilisti occidentali e che, negli ultimi tempi, ha ispirato lo stile metropolitano che ha invaso i negozi occidentali. Prova ne è che persino gli Stati Uniti ne hanno subito il fascino: Harajuku Lovers, ad esempio, è la catena di negozi dedicata, che ha anche una vetrina virtuale (www.harajukulovers.com).

Non solo moda, ma anche divertimento. La conferma si trova in rete, dove prospera una galassia di siti web in tutte le lingue, frequentata da mezzo mondo. Un angolo italiano, ad esempio, è l’Harajuku Station, punto di aggregazione che riunisce gli appassionati di manga e cosplay (travestimenti ispirati ai cartoni animati giapponesi) conquistati anche dal mondo degli harajuku.

Da la repubblica/web
Mi ha fatto piacere trovare questa realta’, nata nella civilta’ del sol levante, finalmente una generazione di ragazze che non si vogliono piegare ai vari clichet della moda,mi auguro che questa tendenza si diffonda, vestirsi  con i propri gusti, non pensando al target pensiero delle taglie 38-40.
Non solo Internet point dormitorio in Giappone, le distorsioni del mondo della moda in questo caso grazie alle rivoluzionarie girls nipponiche sono in qualche modo diminuite.
Che gli stilisti occidentali scopiazzino queste ragazze, spero per loro, siano capaci sempre di aggirarli.
Tra breve tempo selezionero’ un album fotografico a riguardo.

Harajuku, in questo caso dal Giappone segnali incoraggianti.ultima modifica: 2007-08-29T00:02:20+02:00da iserentha
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