Venezia cinema, film documento sulle atrocita’ d’ogni guerra.

“Redacted” mostra il conflitto in Iraq da prospettive completamente diverse
Una tragedia reale che lascia la platea in un silenzio agghiacciato

Al Lido tutto l’orrore della guerra
Brian De Palma non fa sconti

dal nostro inviato CLAUDIA MORGOGLIONE

 

<B>Al Lido tutto l'orrore della guerra<br>Brian De Palma non fa sconti</B>

VENEZIA – Come spesso accade ai festival, lo shock vero, il pugno nello stomaco dello spettatore, arriva non dagli scandali sessuali più o meno annunciati, ma da storie che raccontano con la massima crudezza possibile tragedie e orrori del nostro presente. Come dimostra la visione in anteprima di Redacted, regia di Brian De Palma, con cui la ferita aperta del conflitto iracheno fa irruzione nel glamour della Mostra.

Girato a low budget, interpretato da attori per nulla famosi, breve e conciso nella durata (circa un’ora e mezza), il film – di scena oggi, in concorso – è centrato su un episodio di cronaca realmente accaduto: lo stupro e l’uccisione di una ragazzina irachena, e il massacro di tutta la sua famiglia, da parte di un gruppo di soldati americani. Certo, come leggiamo nella premessa scritta che appare a inizio pellicola, si tratta solo di un’ispirazione, perché poi la costruzione dei personaggi è totalmente di finzione. Ma questa precisazione, che ha anche l’ovvio scopo di tutelare legalmente i realizzatori, non toglie nulla alla verità e all’efficacia dell’opera.

E, al di là del contenuto, a colpire è anche il taglio particolare adottato da De Palma. Sullo schermo, infatti, la storia non viene mostrata direttamente. Ma attraverso una serie di resoconti filmati, da prospettive completamente diverse: il video amatoriale girato da uno dei soldati coinvolti nella vicenda; un documentario sul check-point che questi militari sorvegliano girato da un’autrice francese; i reportage dei giornalisti embedded, o quelli di una tv araba che ricorda molto Al Jazeera; le comunicazioni via internet tra inviati al fronte e familiari; siti web dei fondamentalisti, in cui appare, ad esempio, il video di una decapitazione che è una prova durissima per lo spettatore; e anche i siti del movimenti pacifisti americani.

Un modo per evitare un’ottica onnisciente, e dunque giudicante, sui fatti; ma anche un voler svelare i meccanismi mediatici della nostra epoca. Però l’assenza di uno sguardo che potremmo definire moralistico non deve ingannare: De Palma una posizione, sull’orrore e gli orrori del conflitto, la prende, eccome. Come già fece in una sua vecchia pellicola ambientata in Vietnam, Vittime di guerra. E la prende soprattutto nella seconda parte del film.

Tanti i momenti da ricordare. Ad esempio, il modo in cui il regista mostra la stupidità mista a violenza, l’ignoranza assoluta e il razzismo (gli iracheni sono definiti “i negri del deserto”) dei due soldati che pianificano scientificamente la spedizione per stuprare la ragazzina, utilizzando come pretesto un fatto tragico come la morte del loro diretto superiore, saltato in aria. Impressionante anche come uno dei due militari, quello che materialmente compie il massacro della giovane e della sua famiglia, non faccia una piega, quando uccide al checkpoint una donna che stava correndo in ospedale per partorire. Del resto si tratta di un personaggio che ha una storia di degrado alle spalle, un fratello assassino (in tanti decidono di arruolarsi per evitare la fame o la prigione). Toccante anche il tormento di un altro soldato, indeciso tra omertà e voglia di denunciare l’orrore compiuto. E a cui perfino il padre consiglia di tacere: “Non abbiamo bisogno di un’altra Abu Grahib – gli dice – e poi ti farebbero passare per matto”.

Ma la colpa dell’orrore, lascia intendere Redacted, non è dei singoli, quanto del sistema sbagliato. Anche perché nel film viene suggerito – anche se non mostrato apertamente – che i soldati vengono tenuti in condizioni disumane, vittime di alcol e droga, e privati del sonno.

E chissà se alla fine della storia – come è avvenuto nella realtà – i colpevoli saranno almeno in parte puniti. Questo De Palma non lo fa vedere, la sua non è una vicenda di crimini compiuti e giustizia che poi trionfa. Anche perché la sua scelta è di chiudere il film mostrando una galleria di immagini (terribili e vere) della guerra in Iraq: neonati dilaniati, bambini mutilati, cadaveri che marciscono per strada, lo strazio di chi ha perso un figlio. E raramente, al cinema, si è assistito a una chiusa così dolorosa, col grande schermo ad amplificare la carica drammatica di quei volti, di quei corpi. Tanto che, alla fine della proiezione stampa, la platea resta in un silenzio agghiacciato.

Da la repubblica web

Ovunque ci siano conflitti militari, queste situazioni si presentano immancabilmente, violenza chiama violenza, la storia del criminale gesto da parte di alcuni militari americani e’ una fotocopia di altre storie dei conflitti d’ogni tempo.

Che dire delle bombe chimiche di Falluja per stanare i militari irakeni, che poneva resistenza o le bombe all’uranio impoverito che fa ancora vittime nei nostri militari, dai tempi della guerra dei balcani.

La democrazia non si esporta cosi’ e non ci sono giustificazioni anche per eliminare un saguinario despota.

Venezia cinema, film documento sulle atrocita’ d’ogni guerra.ultima modifica: 2007-08-31T23:50:00+02:00da iserentha
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