Welfare, i mangia bambini radicali, chiedono solo il rispetto del programma sottoscritto.

Scontro nell’Unione sul Welfare, la sinistra radicale non molla
Ministri in piazza, ultimatum di D’Alema
Diliberto non cede alle minacce di Mastella: «Il 20 ottobre sfileremo». Il ministro: «Contraddizione insostenibile»



Oliviero Diliberto durante una manifestazione a Roma (Lapresse)
Oliviero Diliberto durante una manifestazione a Roma (Lapresse)

TELESE TERME – Diliberto rilancia: «Niente minacce, noi in piazza ci andremo». Ma anche Massimo D’Alema, dopo Veltroni e Mastella, pone il suo veto: «Se i ministri manifestano contro il governo questo crea dei problemi. È una contraddizione insostenibile», ha detto il ministro degli Esteri alla festa dell’Udeur a Telese Terme, in merito alla manifestazione del 20 ottobre promossa dalla sinistra radicale sul Welfare. D’Alema ha precisato di non usare, «anche per ragioni scaramantiche, l’espressione ‘risi di governo». La presenza dei ministri in piazza, secondo l’esponente della Quercia, «sarebbe un segno di debolezza e non di forza. Chi governa non fa i cortei contro il governo ma governa».

CONTRADDIZIONE INSOSTENIBILE – Pur usando cautele sintattiche, D’Alema ha osservato che la posizione – «insostenibile» – dei ministri che manifestano contro il proprio governo li metterebbe fuori dalla maggioranza. «Ci sará qualcuno, qualche militante che li avvicinerà e gli chiederà: “allora perché non ti dimetti?”». Tra l’altro, sul tema della protesta del 20 ottobre (welfare, previdenza e precariato), D’Alema ha sottolineato che «andare in pensione a 57 anni non è tra i diritti prioritari che la sinistra deve difendere».
DONADI: CHI VA IN PIAZZA SI DIMETTA – «Quello dei ministri in piazza è un problema che non si può nemmeno porre, chi ci va, sia chiaro che deve dimettersi». Lo dichiara in una nota Massimo Donadi, capogruppo alla Camera di Italia dei Valori. «È bene – aggiunge – che la sinistra radicale faccia una seria riflessione sul proprio ruolo perché continuare a promuovere manifestazioni contro la stessa maggioranza e contro il resto del Governo è segno di immaturità e di evidente incapacità a ricoprire incarichi governativi».
SINISTRA RADICALE – Ma loro non mollano. Nonostante le minacce di Mastella e gli altolà di Veltroni, nettamente contrari al corteo indetto il 20 ottobre per protestare con la legge Biagi, la sinistra radicale tira dritta per la sua strada. A dare la linea è Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, che in un’intervista al Corriererisponde così a chi come Mastella prospetta una caduta di Prodi in caso di partecipazione di esponenti del governo alla manifestazione sul welfare e precari: «Mastella mi sta pure simpatico, ma non vedo chi sia per lanciare ultimatum».
FERRERO – Per Paolo Ferrero, titolare della Solidarietà sociale ed esponente del Prc, la sua partecipazione alla manifestazione del 20 ottobre «è un problema secondario». «In un anno e mezzo io non ho mai partecipato a nessuna manifestazione, anche quando le condividevo in pieno. Per me conta che si faccia una manifestazione unitaria ed efficace», spiega Ferrero. Comunque, «i toni di Mastella mi sembrano eccessivi. Lui e il ministro Fioroni sono andati al Family Day che era esplicitamente convocato contro una legge approvata all’unanimità dal governo: come dice la Bibbia, guardiamo la trave che si ha nel proprio occhio, piuttosto che la pagliuzza negli occhi degli altri».
PECORARO – Dall’ala sinistra si smarca invece il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio: per lui niente marcia. «Noi, come Verdi, saremmo per un grande concerto, una grande iniziativa musicale e di dibattito, una Woodstock a favore dei giovani. Insomma, siamo per un nuovo modo di manifestare, non per il vecchio corteo, che si trasforma automaticamente in una protesta contro il governo. Né io, nè i verdi – annuncia all’Unità – parteciperemo a una manifestazione contro il governo».

 

Da corsera web

Non e’ tollerabile questo dictat mastelliano e dalemiano, la coalizione potra’ anche dissolversi, ma i mangia bambini radicali, chiedono chiarimenti e ridiscussione sul welfare, il programma sottoscritto dalle varie forze nel 2006 e’ stato dimenticato per motli versi.

Per far capire, i molti commenti che leggo qua e la’ tra i blog, che la politica sia tutta uguale, destra o sinistra che sia, sottolineo che nel centro sinistra non c’e’ un padrone che detta legge, se non c’e’ accordo si puo’ tornare alle urne, che governi pure lo psiconano, questo paese si merita un personaggio del genere.

L’intervista a Diliberto

L’Intervista
Diliberto non cede:«Noi in piazza ci saremo»
«Il partito di lotta e di governo lo ha inventato Enrico Berlinguer». I centristi cercano scuse per far cadere Prodi


ROMA — Onorevole Diliberto, il segretario dell’Udeur, Clemente Mastella, dice che se alla manifestazione del 20 ottobre contro la precarietà parteciperanno ministri, sarà crisi di governo. «Mastella mi sta pure simpatico, ma non vedo chi sia per lanciare ultimatum», risponde il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto.

È uno che se esce dal governo, lo fa cadere. «Sì, ma al massimo dovrebbe essere il presidente del Consiglio, Romano Prodi, a porre un problema, non Mastella. Il punto è che è in atto un’operazione neocentrista, trasformistica rispetto al mandato elettorale: stanno cercando ogni scusa per far cadere il governo».

A questo punto si voterà a maggio? «Se Mastella vuol far cadere il governo, immagino di sì. Io lavorerò perché duri cinque anni».
Perché Mastella dovrebbe volere la caduta del governo? «Perché la sinistra nell’esecutivo dà fastidio. Su tutte le questioni sociali la nostra presenza impedisce un’ulteriore sterzata in senso moderato, cioè che sia Confindustria a dettare la linea. Comunque, tornando alla manifestazione, è noto che noi non abbiamo ministri iscritti al Pdci. Alessandro Bianchi (ministro dei Trasporti, ndr.) è un indipendente e io rispetterò la sua scelta».
Ha già detto che lui il 20 non scenderà in piazza. «Ma i Comunisti italiani ci saranno. Non contro il governo, ma per essere di stimolo al governo».
Lei sa benissimo che una parte della piazza manifesterà per far cadere il governo. «La grande maggioranza della piazza sarà di Rifondazione, dei Comunisti italiani, dei Verdi e io spero ancora della Sinistra democratica di Fabio Mussi, cioè di formazioni che stanno pienamente nella maggioranza. Se poi ci saranno frange contro il governo, questo è del tutto ininfluente. E poi, scusi, vogliamo parlare del Family day?».

Prego.
«In quella occasione settori della maggioranza e lo stesso ministro Mastella sono scesi in piazza contro un disegno di legge del governo, non so se mi spiego…. E io non ho minacciato la crisi. Non vedo ora la ragione di due pesi e due misure. Noi vogliamo aiutare il governo a recuperare i delusi di sinistra, che quando hanno votato per noi si aspettavano altre politiche sociali».
Ma vi conviene tirare la corda col rischio che si spezzi? «Non vedo questo rischio. Del resto Mastella ha parlato di ministri, no?»
E quindi se oltre a Bianchi e Mussi, come è possibile, non ci saranno neppure Ferrero e Pecoraro- Scanio, non c’è problema. «Appunto».
Però resta il rischio, dice Mussi, di una manifestazione comunque autolesionista per la sinistra. E dice che sarebbe meglio fare una grande assemblea? «Non sono d’accordo. Sembra quasi che si possa manifestare solo se sei all’opposizione mentre se sei al governo no».
Ma uno potrebbe dire: se sei al governo, governa. «Se sei al governo, governi e lotti perché l’esecutivo faccia delle cose migliori. Il partito di lotta e di governo lo ha inventato Enrico Berlinguer».
Però all’epoca il Pci stava all’opposizione, obietta Veltroni. «È stato anche nella maggioranza, negli anni Settanta. E comunque, ripeto, la manifestazione aiuta il governo».
Ma come si fa a fare una manifestazione che uno la guarda, magari ci partecipa e dice: non è contro il governo. «Con le parole d’ordine, gli slogan, con la compostezza della manifestazione e con i comizi finali: chi parla e che cosa dice».
E come si fa con tutti quelli che vogliono venire con l’obiettivo di far cadere il governo? «Intanto chi viene aderisce a una piattaforma che non è contro il governo».
Se la piattaforma è l’appello dei promotori, certo non è a favore del governo. «È un appello che tiene insieme un elemento di unità del centrosinistra e un elemento di critica, ma dall’interno della coalizione. Se vogliamo avere la maggioranza degli italiani con noi, dobbiamo coprire anche i settori della sinistra. Se si tiene conto soltanto dell’opinione della Confindustria di Montezemolo, siamo destinati a perdere le elezioni ».
Anche lei vede un asse Veltroni- Montezemolo o piuttosto Mastella- Montezemolo? «L’una cosa non esclude l’altra. La posizione di Mastella è comprensibilissima, se non fosse che contraddice il mandato che abbiamo ricevuto dagli elettori. Veltroni guarda più in là, alla configurazione di classe del Partito democratico, che è palesemente non più di sinistra».
Enrico Marro

Welfare, i mangia bambini radicali, chiedono solo il rispetto del programma sottoscritto.ultima modifica: 2007-09-01T11:55:00+02:00da iserentha
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