Dal blog di Piero Ricca, mezzogiorno e legalita’.

Libero sotto un regime

September 30, 2007 on 12:13 am

camorra

Mi scrive un ragazzo della provincia di Napoli, si chiama Libero. Per dirmi ciò che molti fanno finta di non vedere: nel Sud c’è un regime, si chiama Mafia. Una dittatura del crimine che non ha solo complicità istituzionali e politiche. Vive della sudditanza e spesso del consenso di una parte notevole della popolazione.

Caro Piero,

si parla tanto dei monaci che si ribellano al regime della Birmania e, per carità, anch’io sono con quel popolo che sta sacrificando la propria vita per la libertà di tutti.

Io però dico che qui non si parla dei regimi di mafia che ormai dominano il mio Sud. Io sono originario della provincia di Napoli, e per 20 anni sono stato costretto a respirare quel fetido odore di camorra, la sentivo dappertutto, perfino a scuola, che dovrebbe essere un luogo di civiltà, di integrazione, di cultura, e invece neanche lì riuscivi a respirare. Ancora oggi dicono che la camorra sia soltanto uno spararsi a vicenda, mentre, soprattutto nel Nord, la camorra è business.

Vedi Piero, noi meridionali viviamo di fatto in un regime. Terre bellissime ricche di cultura e bellezze sono inquinate da questo veleno che toglie ogni speranza di libertà e di legalità. Ormai noi meridionali viviamo in una specie di regime regionale, dove le mafie di fatto hanno sostituito il potere legittimo, e sai qual è il problema? E’ che la stessa gente della mia terra di fatto ora venera come eroi nazionali questi criminali che hanno insanguinato le nostre terre, e coloro che al contrario vogliono ribellarsi a questi regimi criminali sono sempre più soli, abbandonati non solo dalla gente, ma anche da uno pseudo-Stato che di fatto è un tutt’uno con le mafie. E a proposito di rapporti mafia-politica, la cosa che più mi sconvolge e che se Cosa Nostra va a cercare il favore dei politici per ampliare il proprio potere, in Campania è il politico che cerca i clan camorristici per guadagnare voti.

Purtroppo i segnali che vedo non sono rassicuranti, come dimostra la contestazione a Casal di Principe, il giorno del ritorno alla propria città di origine di Roberto Saviano; la contestazione era degli imprenditori locali, sempre più collusi con il clan dei Casalesi: quei quattro quaquaraquà hanno detto in coro che “la camorra non esiste”, un’orrenda frase che non sentivo da chissà quanto tempo.

Ormai la mia Napoli è diventata una specie di palestra del crimine. Vediamo ragazzini di 14 o 15 anni diventare killer o navette della camorra mentre i clan di mafia ormai hanno raggiunto un patrimonio da far invidia allo Stato.

Non ce la faccio a vedere la mia terra e il Meridione comandato da questo orribile regime, ma sai qual è la differenza Piero? E’ che appunto i Birmani non ce la fanno più a vivere in un regime e vogliono giustamente la libertà, al contrario con i regimi di mafia ci si convive tranquillamente, anzi le mafie sono di fatto un punto di riferimento.

Vorrei incavolarmi ad alta voce ed esprimere il mio disgusto per tutto questo, ma il problema è: a chi mi rivolgo? A un popolo che invece di ribellarsi a questo regime lo venera? Oppure a una politica che è un tutt’uno con le mafie?

Diceva Giovanni Falcone: “la mafia non è invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti ha un inizio ma ha anche una fine”. Nonostante tutto voglio ancora crederci, alle parole del Giudice.

Libero

Post scriptum

Vi ricordo l’appuntamento di martedì 2 ottobre alle ore 20.45, Teatro alle Colonne, corso di Porta Ticinese 45, per la presentazione del libro “Il Paese della vergogna” (Chiarelettere edizioni) di Daniele Biacchessi.
Ricorderemo alcune delle stragi che hanno insanguinato l’Italia dal dopoguerra al 1993, i fatti accertati e le verità negate, insieme a Daniele Biacchessi (giornalista, scrittore e autore di teatro civile), Saverio Ferrari (studioso dell’eversione di destra) e Guido Salvini (il magistrato milanese che riaprì l’inchiesta sulla strage di piazza Fontana). Modera il sottoscritto.
L’incontro può essere l’occasione per conoscere le persone che in questi mesi hanno espresso il desiderio di entrare in contatto con noi. Siete tutti invitati a partecipare e a diffondere la notizia ai vostri amici!
Qui il volantino da scaricare, stampare e diffondere (anche via mail)

 Il mio commento

Ho idea che sia una battaglia se non infinita, sicuramente lunghissima, mi auguro che l’autodeterminazione della gente a braccetto con aiuti politici, non ultimo il provvedimento confindustriale di mettere fuori chi paga il pizzo,estemporaneo se non si aiuta la legalita’, possano riuscire perlomeno a mitigare questa situazione.

Tempi lunghi, ma uomini come Libero Grassi,Pino Masciari,i magistrati che a rischio della loro vita lavorano per la giustizia, non devono vedere inutile il loro coraggio.

Sempre ricordando i piu’ grandi simboli della lotta, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Ciao,Ivo.

Comment by ivo serentha — 30 September 2007

Dal blog di Piero Ricca, mezzogiorno e legalita’.ultima modifica: 2007-09-30T19:40:00+02:00da iserentha
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5 pensieri su “Dal blog di Piero Ricca, mezzogiorno e legalita’.

  1. si quel ragazzo ha proprio ragione metiamo fazzoletti rossi e faciamo post (io per prima) per i monaci (ed e’sacrosanto farlo) ma non spendiamo un parola per chi a pochi km da noi vive una condizione di non liberta’ …. cosa possiamo fare noi ognuno di noi ????
    buon inizio di ottobre mio caro ivo terry

  2. Ciao Terry e Giorgio, effettivamente abbiamo problemi molto grandi nel nostro paese, cio’ non toglie che si debba solidarizzare con altre situazioni, il problema della criminalita’ organizzata esiste da secoli,ed e’ presente in ogni parte del mondo, ma la concentrazione esistente nel mezzogiorno e’ intollerabile, ci vorranno sforzi immensi ed una politica che faccia effettivamente la lotta,purtroppo in molti casi ci convive!!!

    Ciao e buona serata a voi, Ivo.

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