Calipari, non avra’ mai giustizia.

La corte ha accolto la tesi della difesa, che poggia sull’adesione dell’Italia a una risoluzione Onu
secondo la quale il personale in Iraq è sotto la giurisdizione dello Stato di invio

Processo Calipari, Lozano prosciolto
“C’è un difetto di giurisdizione”

Dura reazione della vedova del funzionario: “Ucciso una seconda volta in nome del popolo italiano”
Delusa Giuliana Sgrena: “Ha vinto l’arroganza americana che non voleva questo processo”

<B>Processo Calipari, Lozano prosciolto<br>"C'è un difetto di giurisdizione"</B>

La vedova di Nicola Calipari e Giuliana Sgrena in aula con l’avvocato Franco Coppi

ROMA – La terza corte d’assise di Roma ha dichiarato il difetto di giurisdizione e disposto il non luogo a procedere per Mario Lozano, l’ex soldato Usa che il 4 marzo 2005 uccise Nicola Calipari a Bagdad, ferendo anche la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena. La decisione è stata presa dal collegio presieduto da Angelo Gargani dopo una camera di consiglio durata più di due ore.

Duro il commento della vedova del funzionaro, Rosa Villecco Calipari, attualmente eletta al Senato nelle file dell’Ulivo. “Hanno ucciso Nicola per la seconda
volta, e stavolta in nome del popolo italiano”, ha detto dopo il pronunciamento dei giudici. “La Corte – ha aggiunto – ha dovuto decidere sulla qualificazione del delitto politico senza conoscere gli atti. La sovranità del nostro Stato si ferma davanti alla discrezionalità di un cittadino straniero che decide di non mettere piede in territorio italiano”.

Amaro anche il giudizio di Giuliana Sgrena: “Ha vinto l’arroganza americana che non voleva questo processo”. “E’ una decisione incredibile e inconcepibile – ha proseguito la giornalista – non si vuole fare giustizia per Calipari, celebrato come un eroe quando è tornato in Italia in una bara. Ma l’Italia non vuole capire cosa sia successo. A Lozano non ho nulla da dire – ha concluso Sgrena – vorrei conoscere la verità e solo lui poteva dircela. L’Italia ha perso la sua sovranità”.

Il pronunciamento della Corte ha posto fine al procedimento contro Lozano, mai comparso davanti all’autorità giudiziaria italiana, per omicidio volontario. La Corte di assise ha accolto infatti l’eccezione sollevata dall’avvocato Alberto Biffani, difensore dell’imputato, il quale rivendicava la carenza di giurisdizione dell’Italia a processare l’ex soldato che il 4 marzo 2005, sulla Irish Route, fece fuoco sulla Toyota che stava conducendo all’aeroporto Nicola Calipari, Giuliana Sgrena e l’agente del Sismi Andrea Carpani.

Il difetto di giurisdizione, secondo l’argomentazione della difesa accolta dalla corte, nasce dal fatto che l’Italia ha a suo tempo aderito ad una risoluzione del Consiglio di Sicurezza secondo la quale tutto il personale della coalizione che opera in Iraq è sottoposto alla giurisdizione dello Stato di invio.

Da la repubblica web

Come nell’avvenimento tragico del Cermis, quando l’aereo per scommessa con in palio qualche birra, passando il piu’ vicino possibile ai cavi della funivia, li trancio’, una cabina crollo’ a terra, furono innumerevoli le vittime, non ci fu mai giustizia, dopo un “processo farsa” negli Stati Uniti fu assolto il comandante del velivolo,anzi mi pare di ricordare che fu in seguito premiato per valore militare, non per quel crimine chiaramente.

Ora ci risiamo, agli americani dava un fastidio tremendo che l’esito delle trattative italiane dei servizi con a capo Calipari avesse portato i frutti sperati, con la liberazione della Sgrena,ora non si puo’ provare tutto cio’, ma l’autista che accompagnava alla liberazione per forza di cose doveva avere la massima attenzione, solo degli sprovveduti potevano procedere veloci con i controlli dei soldati.

Un’altra testimonianza e la solita mancanza di giustizia, quando ci sono di mezzo comportamenti criminali da parte dell’esercito a stelle e strisce, almeno quando ci siamo di mezzo noi, poiche’ non hanno potuto coprire lo stupro della ragazzina in Iraq e lo sterminio di tutta la sua famiglia nell’intento di coprire la violenza, in quel caso qualcuno parlo’ e porto’ prove inequivocabili, il tribunale militare non pote’ che condannare all’ergastolo alcuni militari.

Esiste anche un film di Brian De Palma a riguardo,Redacted, e’ stato presentato alla mostra del cinema di Venezia.

Ecco il mio articolo a riguardo di settembre.

Un pugno nello stomaco, film realta’ del conflitto in Iraq.

“Redacted” mostra il conflitto in Iraq da prospettive completamente diverse
Una tragedia reale che lascia la platea in un silenzio agghiacciato

Al Lido tutto l’orrore della guerra
Brian De Palma non fa sconti

dal nostro inviato CLAUDIA MORGOGLIONE

 

<B>Al Lido tutto l'orrore della guerra<br>Brian De Palma non fa sconti</B>

VENEZIA – Come spesso accade ai festival, lo shock vero, il pugno nello stomaco dello spettatore, arriva non dagli scandali sessuali più o meno annunciati, ma da storie che raccontano con la massima crudezza possibile tragedie e orrori del nostro presente. Come dimostra la visione in anteprima di Redacted, regia di Brian De Palma, con cui la ferita aperta del conflitto iracheno fa irruzione nel glamour della Mostra.

Girato a low budget, interpretato da attori per nulla famosi, breve e conciso nella durata (circa un’ora e mezza), il film – di scena oggi, in concorso – è centrato su un episodio di cronaca realmente accaduto: lo stupro e l’uccisione di una ragazzina irachena, e il massacro di tutta la sua famiglia, da parte di un gruppo di soldati americani. Certo, come leggiamo nella premessa scritta che appare a inizio pellicola, si tratta solo di un’ispirazione, perché poi la costruzione dei personaggi è totalmente di finzione. Ma questa precisazione, che ha anche l’ovvio scopo di tutelare legalmente i realizzatori, non toglie nulla alla verità e all’efficacia dell’opera.

E, al di là del contenuto, a colpire è anche il taglio particolare adottato da De Palma. Sullo schermo, infatti, la storia non viene mostrata direttamente. Ma attraverso una serie di resoconti filmati, da prospettive completamente diverse: il video amatoriale girato da uno dei soldati coinvolti nella vicenda; un documentario sul check-point che questi militari sorvegliano girato da un’autrice francese; i reportage dei giornalisti embedded, o quelli di una tv araba che ricorda molto Al Jazeera; le comunicazioni via internet tra inviati al fronte e familiari; siti web dei fondamentalisti, in cui appare, ad esempio, il video di una decapitazione che è una prova durissima per lo spettatore; e anche i siti del movimenti pacifisti americani.

Un modo per evitare un’ottica onnisciente, e dunque giudicante, sui fatti; ma anche un voler svelare i meccanismi mediatici della nostra epoca. Però l’assenza di uno sguardo che potremmo definire moralistico non deve ingannare: De Palma una posizione, sull’orrore e gli orrori del conflitto, la prende, eccome. Come già fece in una sua vecchia pellicola ambientata in Vietnam, Vittime di guerra. E la prende soprattutto nella seconda parte del film.

Tanti i momenti da ricordare. Ad esempio, il modo in cui il regista mostra la stupidità mista a violenza, l’ignoranza assoluta e il razzismo (gli iracheni sono definiti “i negri del deserto”) dei due soldati che pianificano scientificamente la spedizione per stuprare la ragazzina, utilizzando come pretesto un fatto tragico come la morte del loro diretto superiore, saltato in aria. Impressionante anche come uno dei due militari, quello che materialmente compie il massacro della giovane e della sua famiglia, non faccia una piega, quando uccide al checkpoint una donna che stava correndo in ospedale per partorire. Del resto si tratta di un personaggio che ha una storia di degrado alle spalle, un fratello assassino (in tanti decidono di arruolarsi per evitare la fame o la prigione). Toccante anche il tormento di un altro soldato, indeciso tra omertà e voglia di denunciare l’orrore compiuto. E a cui perfino il padre consiglia di tacere: “Non abbiamo bisogno di un’altra Abu Grahib – gli dice – e poi ti farebbero passare per matto”.

Ma la colpa dell’orrore, lascia intendere Redacted, non è dei singoli, quanto del sistema sbagliato. Anche perché nel film viene suggerito – anche se non mostrato apertamente – che i soldati vengono tenuti in condizioni disumane, vittime di alcol e droga, e privati del sonno.

E chissà se alla fine della storia – come è avvenuto nella realtà – i colpevoli saranno almeno in parte puniti. Questo De Palma non lo fa vedere, la sua non è una vicenda di crimini compiuti e giustizia che poi trionfa. Anche perché la sua scelta è di chiudere il film mostrando una galleria di immagini (terribili e vere) della guerra in Iraq: neonati dilaniati, bambini mutilati, cadaveri che marciscono per strada, lo strazio di chi ha perso un figlio. E raramente, al cinema, si è assistito a una chiusa così dolorosa, col grande schermo ad amplificare la carica drammatica di quei volti, di quei corpi. Tanto che, alla fine della proiezione stampa, la platea resta in un silenzio agghiacciato.

Da la repubblica web

Ovunque ci siano conflitti militari, queste situazioni si presentano immancabilmente, violenza chiama violenza, la storia del criminale gesto da parte di alcuni militari americani e’ una fotocopia di altre storie dei conflitti d’ogni tempo.

Che dire delle bombe chimiche di Falluja per stanare i militari irakeni, che poneva resistenza o le bombe all’uranio impoverito che fa ancora vittime nei nostri militari, dai tempi della guerra dei balcani.

La democrazia non si esporta cosi’ e non ci sono giustificazioni anche per eliminare un saguinario despota.

Calipari, non avra’ mai giustizia.ultima modifica: 2007-10-25T21:30:09+02:00da iserentha
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