Torino e il grattacielo per nulla digeribile!!!

Renzo Piano guarda i disegni
e i plastici che da oggi al 13
gennaio 2008 sono esposti
a Palazzo Madama
RENATO RIZZO
TORINO
«Un grattacielo, a Torino, io l’ho già “costruito”. E’ una torre che, invece d’essere verticale, è orizzontale: si chiama Lingotto. Allora l’ispirazione partiva inevitabilmente dalla forza della memoria evocata dall’ex fabbrica, in questo caso la spinta arriva dalla ricerca d’una sostenibilità ambientale, sociale e culturale. Ma alla base di tutto, qui come per l’immensa struttura di via Nizza, c’è sempre la voce del luogo: i suggerimenti che ti offre il contesto, la ricerca degli agganci possibili con la città. Di più: come fare in modo che la città adotti l’opera senza traumi».

Renzo Piano guarda i disegni e i plastici che da oggi al 13 gennaio 2008 sono esposti a Palazzo Madama e che mostrano la pianta del capoluogo subalpino con quella sorta di astronave atterrata sulla Spina 2: il «suo» grattacielo progettato per Intesa-Sanpaolo. «Vede – spiega – come si integra con la grandiosità di quest’area?».

Dipende dai punti di vista e dalle interpretazioni: certi suoi colleghi, intellettuali e non pochi politici sostengono che la torre, o il «torrone» come qualcuno già l’ha definita, sarebbe un corpo estraneo nello «sky-line» di Torino.
«È un edificio che non è né aggressivo né arrogante. Non s’impone al contesto in cui sorge: è una costruzione che sconfinerà in un parco e sorge in una zona di grande ampiezza e ariosità. Le sue caratteristiche sono la leggerezza e la sostenibilità. E, in più, la capacità di riflettere l’atmosfera della città».

Una battuta per chi storce il naso di fronte al suo lavoro.
«La discussione è sempre benvenuta, purché poggi su basi vere. Purtroppo, oggi, c’è la tendenza a radicalizzare il dibattito. Si parla tanto di modernità e di diffidenza nei confronti di ciò che questo termine sottende: ma che cosa significa davvero modernità? Nel suo nome sono state partorite autentiche schifezze, ma non dimentichiamo che anche la Mole Antonelliana, ai suoi tempi, era moderna. I tram? Non erano più moderni dei bus che li hanno sostituiti? Sono valutazioni che ci porterebbero lontano».

Architetto, torniamo al grattacielo: ci spiega da dove derivano la sostenibilità e leggerezza di cui parla?
«Incominciamo dalla struttura: è di vetro, darà all’edificio un aspetto trasparente. Meglio ancora, brillante. La torre “respirerà”. Nel realizzare i solai in cemento armato, per esempio, abbiamo fatto in modo che catturassero il fresco delle notti, una caratteristica del clima estivo di Torino. Questa ventilazione naturale consentirà, l’indomani, d’accendere gli impianti d’aria condizionata tre-quattro ore più tardi. Con un energico taglio alla bolletta. E, poi, non dimentichiamo l’attenzione che abbiamo dedicato alle esigenze della gente».

Vuol dire che avete voluto coniugare insieme lavoro e svago in un oggetto che riguarda pur sempre una grande banca?
«Lo sforzo principale è stato proprio questo: evitare che la torre apparisse come un emblema del potere. Smontare, cioè, la simbologia quasi connaturata allo stereotipo del grattacielo. E abbiamo tentato di farlo aprendolo alla fruizione pubblica. Ogni costruzione è il racconto d’una storia che si sviluppa frammento dopo frammento: questa non vuole raccontare storie d’arroganza».

La gente, allora. Come potrà godere di quella che lei ha definito «una lanterna magica»?
«C’è il grande parco dove passeggiare nel verde, l’asilo per portarci i bambini, i bar, il ristorante panoramico, la pinacoteca, la terrazza che offre una visione magnifica della città con la cerchia delle montagne e il fiume che scorre pigro, in lontananza. Lassù, l’ultimo piano a 180 metri: il luogo che chiameremo “del sogno”, “della contemplazione”. E, poi, c’è l’auditorium, il luogo dello svago e della cultura, ricavato nella parte più bassa della torre. Io voglio che le persone, quando sollevano gli occhi, vedano questa sala, non l’ufficio del presidente della banca».

Il plastico con il progetto dell’ipotetica struttura.
Una visione con l’ipotetico progetto, perlomeno l’altezza da l’idea dell’impatto panoramico.
Da la stampa web
Le considerazioni dell’illustre Renzo Piano possono essere affascinanti, di come potra’ essere multifunzionale l’ingombrante struttura e per aspetti occupazionali, ma chiunque visitasse il centro storico di Torino si renderebbe conto che quest’opera e’ assolutamente fuori da ogni schema architettonico della citta’, gli interessi derivanti dalla costruzione sono molto appetiti, per suggellare l’accordo Intesa-San Paolo,colosso bancario legato tra Milano e Torino, il mio personale parere e’ che la costruzione cosi’ gigantesca sia piu’ idonea nel capoluogo lombardo, essendo su canoni piu’ moderni ed esistendo il Pirellone, il progetto dovra’ essere piu’ allargato che allungato nel capoluogo subalpino, altrimenti per quanto potra’ avere uno stile con un certo sapore antico, l’impatto panoramico a colpo d’occhio sara’ devastante, la cornice delle alpi e in primo piano la mole antonelliana, insieme al grattacielo saranno paragonabili ad una scarpa da cerimonia ed uno zoccolo.
Ma il matrimonio bancario e la giunta comunale plasmabile, sono due elementi potentissimi, il tutto validato del gruppo S.Paolo presente in citta’ da 500 anni, in questo modo non si rispetta l’aspetto artistitico nel rinnovato splendore dell’ex capitale subalpina.
In definitiva per motivi economici si abbruttisce la citta’.
Torino e il grattacielo per nulla digeribile!!!ultima modifica: 2007-10-28T00:43:28+02:00da iserentha
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6 pensieri su “Torino e il grattacielo per nulla digeribile!!!

  1. In citta’ pare che ci sia pochissimo interesse, tutta la vicenda sembrerebbe anestetizzata ad hoc dalle parti interessate, cioe’ economico-finanziarie e politiche, se addirittura hanno messo in cattedra un architetto come Renzo Piano, famoso in tutto il mondo, per riferire pareri favorevoli al progetto, la macchina organizzatrice e’ in pieno lavoro, mi auguro che nascano comitati per sconsigliare l’opera, civilmente,democraticamente,pacificamente, ma assolutemente risoluti nel non far sorgere quest’opera infame!!!!

    Ciao e buona domenica a te, Ivo.

  2. FAVOREVOLISSIMO AL GRATTACIELO DI PIANO!!

    Noi torinesi ci siamo sempre lamentati che da torino portano via tutto, che c’è poco lavoro, che esiste solo la Fiat…ecc.
    Siamo stati storicamente lì a guardare mentre ci portavano via cinema, televisione, telefonia…
    Dimostriamo che Torino è all’altezza delle altre metropoli europee!! Si ai grattacieli alti, moderni e con un giusto impatto ambientale, si alla metropolitana, al passante ferroviario ed alla TAV!
    Torino è rimasta troppo indietro negli anni, abbiamo sempre sofferto la vicina metropoli milanese perchè ha sempre avuto molto di più da offrire, ci ha portato via tante aziende e tanto lavoro…è ora di adeguarsi, di attirare nuove aziende, di portare soldi e lavoro qui!!
    Poi non scordiamo che vorrebbe dire portare un grosso investimento su torino dalla nostra grande banca piemontese che abbiamo rischiato di perdere!! E fidatevi che c’è ancora gente che incorcia le dita…

    Poi questo grattacielo è bellissimo, non avrà nessun impatto così invasivo per la città, sarà il simbolo del cambiamento e della modernizzazione della città.
    La mole rimmarrà unica e non potrà mai essere oscurata da un grattacielo seppur affascinante, sia per la distanza e poi perchè la sua forma, la sua storia, non si può occultare..siamo realisti!

    Torino è vero che è antica è barocca, ma in molte zone è VECCHIA! Strutture fatiscenti, colori grigi e sporchi, rispetto a molte altre città, appena si esce dal centro torino sembra tutta una periferia grigia e uguale. Un po’ di modernità è vitale per questa città!

    Saluti a tutti.

  3. Ciao Quazim,

    La tua e’ una interpretazione del tutto legittima, del resto la citta’ e’ spaccata nel giudicare questa ipotetica opera, non ho dubbi che l’architetto in questione abbia in progetto una struttura armoniosa che limiti il piu’ possibile il suo aspetto enorme, ma ribadisco l’impatto negativo che avra’ nel panorama cittadino, non e’ mia intenzione con questo giudizio far mancare le opportunita’ di un sicuro motivo economico-occupazionale, contesto l’aspetto faraonico,l’edificio decisamente piu’ basso e piu’ largo sono dell’idea che accontenterebbe tutti quanti, giudico la tua versione sull’aspetto grigio della citta’ inconsistente, se sei d’accordo come pare che il centro sia stato recuperato nella sua bellezza antica, le immediate zone circoscritte al centro sono assolutamente in linea con lo stile, Crocetta in particolare,Santa Rita seppur su canoni moderni mi pare un quartiere armonioso,Vanchiglietta con il Po e la collina di sfondo, insomma su dei canoni in linea con altre metropoli.

    Reputo il progetto molto probabilmente quasi deciso,anche l’opposizione comunale dara’ il suo appoggio, ma quella foto con vista collinare e con lo sfondo delle alpi, lo considero un brutto quadro, la definizione una scarpa da cerimonia ed uno zoccolo rimane personalmente attuale.

    Un saluto, Ivo.

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