Marco Pantani,dal libro-inchiesta di Brunel emergono aspetti inquietanti

 

I familiari del ciclista trovato morto nel febbraio del 2004
chiedono nuove indagini dopo la pubblicazione di un libro

Pantani, l’urlo della madre
“Riaprite quell’inchiesta”

“L’hanno ucciso. E quella storia dell’autopsia è terribile”
di GIANNI MURA

la madre di Pantani, Antonina, ai funerali

LA FAMIGLIA Pantani, alla luce dei fatti nuovi contenuti nel libro di Philippe Brunel (“Vie et mort de Marco Pantani”, ed. Grasset), di cui abbiamo scritto ieri, chiederà che sia riaperta l’inchiesta sulla notte del 14 febbraio 2004. “Un’inchiesta durata pochissimo, chiusa in 55 giorni. Nessuno ha preso le impronte digitali nella stanza di quel residence, che aveva gli ingressi sorvegliati da telecamere, ma nessuno ha guardato i filmati. Sul corpo non è stato fatto l’esame subungueale. Un morto famoso in una regione dove esistono gruppi specializzati, come il Ris di Parma, mai chiamato in causa. Sono stranezze, diciamo così”. A parlare è l’avvocato Danilo Mastrocinque, legale della famiglia Pantani. Nel suo studio riminese c’è Tonina, la madre di Marco, che ha accettato di parlare con Repubblica.

“Marco lo hanno fatto fuori, lo so. L’ho detto subito e continuerò a dirlo, anche se c’è chi mi fa passare per pazza. Con Marco avevo delle sensazioni fin da piccolo. Pensavo che potesse cadere e lui cadeva”.

Si uccide qualcuno se c’è un buon motivo per farlo, signora.

“Il motivo è che mio figlio era una persona che quello che pensava diceva. E voleva dire quello che c’è di marcio nel ciclismo”.

Il doping, intende dire?
“Il marcio in generale. C’è anche in una delle ultime cose che ha scritto: parlate, ragazzi, parlate”.

Marco, mi scusi, ha avuto quasi cinque anni per parlare.
“Gliel’hanno impedito, dicevano che non era credibile. La chiave di tutto è Madonna di Campiglio. Dopo, l’hanno tagliato fuori. Ha cercato di risalire in bici e ogni volta arrivava una procura, una convocazione, una denuncia, roba che neanche ai delinquenti peggiori. Babbo, diceva a mio marito, ma che ci torno a fare in corsa? Chi m’ha buttato fuori è sempre lì”.

Signora, in quegli anni il doping era pratica corrente, in gruppo. C’è chi l’ha ammesso un po’ d’anni dopo, chi mai.
“Marco era molto onesto. Se si fosse dopato l’avrebbe ammesso. Non l’ha mai ammesso perché era pulito”.

Possiamo parlare della sua solitudine?
“Gli amici sono stati allontanati da Marco, negli ultimi anni non ne ho visti. Anche mio marito e io siamo stati allontanati con una bugia. Si parlava di far entrare Marco in una comunità, probabilmente San Patrignano, e ci è stato detto di partire, di lasciarlo solo perché così avrebbe trovato la forza di chiedere aiuto ad altri. Siamo partiti e dopo tre giorni Marco è morto”.

Sapeva del libro di Brunel?
“Sì, lo leggerò quando lo traducono perché non so il francese. Ma il suo collega ci aveva anticipato i contenuti, a noi come famiglia e all’avvocato. Non sapevamo tutti i particolari. Quello, terribile, del cuore di mio figlio che il medico si porta a casa dall’ospedale l’ho saputo leggendo il giornale”.

Interviene l’avvocato Mastrocinque.
“E può capire come l’ha presa la madre. Ma anch’io sono rimasto molto stupito. Stiamo parlando di un medico serio, stimato. Che parlando con un giornalista gli racconta di aver fatto una cosa illegale. Ma il fatto, secondo me, ancora più inquietante, è che si potesse immaginare un trafugamento del cuore di Pantani dall’ospedale”.

Riprende a parlare la signora Tonina.
“Il fegato, aveva un fegato a postissimo Marco, non di uno che per anni manda giù porcherie. Mi fa piacere che qualcuno fuori dalla mischia scriva un libro sostenendo la mia stessa tesi, quello che sto ripetendo da tre anni e mezzo, e cioè che l’inchiesta doveva essere più approfondita. Gliene racconto un’altra, di quei giorni brutti. In casa di Marco trovo un beauty case da donna, con dentro della cocaina, e telefono al dottor Gengarelli per dirglielo. Lui mi dice: grazie, mando subito qualcuno a ritirarlo. Ma non è mai venuto nessuno, il beauty case è ancora lì. Io lo sento che c’era qualcuno in quella stanza quando è morto Marco, e spero di campare abbastanza da sapere nome e cognome”.

Il libro di Brunel individua i punti deboli dell’inchiesta, solleva molti interrogativi, ma non dà una risposta, non predilige una pista. Né il suicidio né l’omicidio.

Ancora l’avvocato.
“Il bolo di materia commestibile e cocaina trovato vicino alla bocca di Marco può far pensare a una forma di ingestione forzata, ma toccherà a un magistrato valutare tutti i dati e decidere se riaprire l’inchiesta, come la famiglia Pantani si augura”.
“La gente, tutti quelli che portano i fiori e lasciano poesie al cimitero, ha già capito qual è la verità”, dice Tonina.

Io no, non tutta intera, e mi sento in numerosa compagnia. Aspettiamo. Sperando di non aspettare quarant’anni, come per un’altra morte misteriosa: quella di Luigi Tenco.

da la repubblica web

Gianni Mura prende spunto dal libro dello scrittore,giornalista Brunel, il francese ha svolto la sua inchiesta personale sulla tragica scomparsa sul campione di ciclismo, scrivendo un libro, siamo in attesa della traduzione in italiano,le lacune degli investigatori spiegate nell’articolo, il non aver svolto le normalissime indagini su eventuali colluttazioni da parte di Marco, essendo stata trovata la stanza in pesante soqquadro,non sono stati riscontrati ematomi e graffi sugli arti del corridore,il non aver prelevato sotto le unghie della vittima eventuali prove di epidermide di altre persone, la macabra storia del medico che si porto’ il cuore di Marco a casa propria,non si capisce come mai trattandosi di un serio professionista,il non  aver controllato le telecamere del residence dove risiedeva, particolare beffardo quella costruzione e’ stata abbattutta, rimangono e sono sotto processo gli eventuali pusher che secondo le accuse hanno fornito la droga a Pantani, a mio parere rimarra’ un mistero, tutta l’inchiesta di Brunel non dimostra eventuali colpevolezze, ma testimonia una vicenda molto oscura che puzza di bruciato.

Anche le accuse della madre di Marco subito dopo la morte del figlio, sono accuse pesanti ma non possono dimostare alcunche’, tranne dei sospetti fondati sullo scomodo ciclista preso di mira dall’antidoping, lasciando quasi immuni altri sportivi.

La drammatica morte del cantante Luigi Tenco a Sanremo negli anni 60, e’ un precedente assolutamente paragonabile. 

Marco Pantani,dal libro-inchiesta di Brunel emergono aspetti inquietantiultima modifica: 2007-10-30T14:38:09+01:00da iserentha
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