Torino,mercati generali, tonnellate di frutta e verdura destinate alla discarica

La città dello spreco

Ogni giorno distrutte tonnellate di ortaggi “Ristoranti e negozi non li comprano”
LODOVICO POLETTO
E’ vero che i cachi ai mercati generali costano tra i 60 centesimi al chilo e 1 euro e 15. Ma le 60 cassette con la frutta di stagione che il muletto lascia, alle 9 del mattino, nell’isola della distruzione, a chi non è abituato, fanno un certo effetto. Tra poco tre uomini prenderanno i plateaux di frutta e li rovesceranno in terra accanto ai containers; una ruspa, poi, li spremerà nella sua benna. Distruzione di massa per frutti che, dicono i negozianti: «Nessun commerciante comprerebbe più». Nessuno, si badi bene, anche se al dettaglio quei cachi valgono fino a due euro al chilo.

C’è fango sul battuto in cemento dell’isola della distruzione del Caat, i mercati generali di Torino. Fango mescolato agli scarichi di muletti, ruspe e camion. Acqua che cola dalle quintalate di frutta e verdura che, senza sosta, diventano rifiuti. Destinati a una qualche discarica.
Ma allora, se questa è ancora merce buona per sfamare centinaia di sfortunati, perché tonnellate di frutta e verdura finiscono alla distruzione. Forse, una delle tante risposte possibili è quella che Claudio Conte, grossista del Caat, sintetizza così: «Oggi la gente mangia con gli occhi. Il frutto che ha una macchia sulla buccia o che è cresciuto male, non lo vuole più nessuno sul tavolo. La verdura che ha un minimo difetto è immediatamente scartata dal compratore. Quello che un tempo facevano le massaie, togliere dai peperoni quell’angolo danneggiato, oggi non si fa più».

Conseguenza immediata: i dettaglianti che non hanno comprato merce esteticamente perfetta getteranno tutto nell’immondizia.
E allora non deve stupire che i lavoranti di Luciana Tuninetti, un’altra storica grossista del Caat, a fine contrattazioni, gettino via 200 e rotti chili di zucche. Valore: dai 30 ai 40 centesimi al chilo. Che raddoppia e talvolta triplica sui banchi dei dettaglianti, per arrivare fino a picchi di un euro e 49. Zucche ancora perfette per i tortelli, ancora così dure da cadere nei bidoni con tonfi sordi, sani. Per vedere i danni che le rendono invendibili bisogna sforzarsi: hanno scampoli di polpa mal conservati, spicchi dove la maturazione è eccessiva.

«Per noi gettare via così tanta merce è un danno: ma così va il mercato. Se non garantisci merce più che perfetta, non la venderai mai» racconta Luciana Tuninetti. Che, alle 5 del mattino, è già lì – ma al Caat lo fanno più o meno tutti – a regalare cassette di insalata e di clementine a rappresentanti di associazioni benefiche.
A trecento metri da qui, nell’isola dello spreco, le ruspe adesso schiacciano qualche quintale di cipolle dorate (da 40 a 50 centesimi al chilo, al dettaglio fino 1,39) e una montagna di teste ancora dure di radicchio rosso tondo (da 1 euro a 1,10 euro al chilo; al dettaglio 2,99). Cibo che se ne va per sempre. Che diventa poltiglia, fango, mota nera che sfugge alla benna della ruspa. E che gli operai, armati di pale, tentano di raccogliere in piccoli mucchi: «Adesso. Prova a prenderla adesso. Non c’è più niente in giro».
Claudio Conte non ha dubbi: «Molta di quella merce sarebbe ancora assolutamente commestibile. Certo, c’è una parte che è marcia, inutilizzabile al 100%. Ma tanta farebbe felice un sacco di gente». Ma il mercato è il mercato, e i chi viene a comprare qui detta le regole. Frutta colorata e perfetta, o niente. Verdura senza la minima traccia di danni o resta nelle cassette. «A Parigi è peggio ancora» dice qualcuno per consolarsi. «Certi prodotti che noi ancora vendiamo ai mercati generali parigini i dettaglianti neanche li prenderebbero in considerazione».

E allora ben venga il progetto della Provincia, del Caat e del Banco alimentare. Che Salvatore Rao, assessore alla Solidarietà sociale caldeggia da tempo. Intanto, però, i muletti continuano a spostare quintali di frutta e verdura. Zucche ancora buone per minestre e zuppe. Insalate più che commestibili. Cipolle e melanzane perfette per la parmigiana. Pomodori a grappolo ( fino 2,29 al chilo sui banchi dei supermercati). E poi mele, che hanno perso la lucentezza, non il sapore. Basta addentarne una.

da la stampa web
Pare incredibile ma e’ la realta’, gli addetti ai lavori descrivono una clientela attenta al fattore visivo legato ai prodotti da acquistare, capita a tutti e’ una scelta comune, chi di noi dove e’ possibile scegliere la merce non seleziona quella migliore,con quel che costa al dettaglio ci mancherebbe, non riuscire  a trovare una soluzione anche minima a questo spreco che e’ un insulto alla miseria, mi pare molto strano, gestire tutto quel volume e’ impossibile, pero’ dare la possibilita’ ad associazioni di poter beneficiare ai prodotti altrimenti destinati alle discariche, tra l’altro a Torino e’ presente la raccolta differenziata dell’umido, almeno una buona parte potrebbe essere trasformata in humus fertilizzante, sarebbe gia’ un buon passo in avanti, ma tornando all’aspetto della povera gente, lasciare la possibilita’ di usufruirne con una minima spesa da parte loro, cioe’ un minimo di buon senso e’ necessario.
Tempi strani quelli che stiamo vivendo,parrebbe un mondo capovolto!!!
Torino,mercati generali, tonnellate di frutta e verdura destinate alla discaricaultima modifica: 2007-11-09T18:50:00+01:00da iserentha
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4 pensieri su “Torino,mercati generali, tonnellate di frutta e verdura destinate alla discarica

  1. Se penso a quanti potrrebbero ricavarne un ottimo lavoro recuperando a poco prezzo le mele, pere, susine, cigliegie, uva ecc. trasformandoli in ottimi distillati, mi vien da sospettare che in Italia ci sono solo stupidi disoccupati in cerca di stipendio e senza voglia di fare e lavorare!

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