Hina Saleem, ieri finalmente giustizia.

BRESCIA – Trent’anni di prigione: per il padre, e per i due cognati accusati dell’orribile uccisione di Hina Saleem, la 19enne pachistana che venne sgozzata in casa a Sarezzo (Brescia) e sepolta in giardino perché ‘colpevole’ di vivere all’occidentale. Un anno e quattro mesi dopo l’efferato delitto si è arrivati alla sentenza, dopo un’udienza finale durata poche decine di minuti, camera di consiglio inclusa.

Questi i tempi della giustizia per il processo celebrato con rito abbreviato a Brescia. Sono state pienamente accolte le richieste del pm Paolo Guidi, anzi il giudice ha avuto la mano più pesante con il quarto imputato. Il padre Muhammad Saleem, e i due fratellastri Kalid Mahmmud e Zahid Mahmmud, cognati della vittima, sono stati condannati a 30 anni per omicidio volontario con le aggravanti della premeditazione, dei futili motivi e del rapporto di parentela, oltre che per soppressione di cadavere. Esattamente come aveva chiesto il pm Paolo Guidi. Muhammad Tariq, zio della vittima, è stato condannato a due anni e otto mesi per soppressione di cadavere, mentre per lui l’accusa aveva chiesto due anni di carcere per un reato meno grave, l’ occultamento di cadavere.

Momenti di tensione, al termine della lettura della sentenza, quando la madre di Hina, disperata per la condanna del marito, ha cominciato a urlare, a battere i pugni contro le pareti del tribunale e si è gettata per terra. E’ stato necessario chiamare l’ambulanza del 118 e portarla in ospedale. Una disperazione, la sua, che non si era proprio vista quando le era stata uccisa la figlia: è quanto ha fatto notare l’avvocato Loredana Gemelli, legale di Giuseppe Tempini, il fidanzato di Hina costituitosi parte civile Lo stesso legale, dopo la sentenza, ha fornito la propria interpretazione del delitto.

 “Non sono solo io a pensarlo – ha commentato -, ci sono gli atti giudiziari a parlare: Hina non è stata uccisa perché voleva ‘vivere all’occidentalé, ma per vendetta da parte del padre. Bisogna tornare indietro nel tempo, ai mesi antecedenti il delitto. Il 19 febbraio 2006 il papà di Hina è stato assolto dall’accusa d’aver abusato sessualmente di lei, perché Hina aveva ritrattato. Poi, cominciando a pensare di vendicarsi e di allontanarsi, ha dato incarico di vendere la casa di Sarezzo.

L’immobile è stato venduto nei mesi successivi e in agosto si è verificato l’omicidio”. Questa interpretazione spiegherebbe, secondo il legale, anche “l’aggressione subita dal padre da parte di un cognato nelle scorse settimane. A loro due infatti aveva detto che si trattava di un delitto d’onore, invece era una vendetta”. Giuseppe Tempini, che tutti avevano visto disperarsi nei giorni successivi al delitto e al funerale della ragazza, ha lasciato che fosse l’avvocato a comunicargli l’esito del processo. ” Si è messo a piangere – ha riferito il legale – ed ha annunciato che darà all’associazione ‘Nati per vivere’ i 20 mila euro che il giudice ha fissato come provvisionale”.

 La riqualificazione del reato di occultamento di cadavere in quello più grave di soppressione di cadavere avrebbe consentito al giudice Milesi di condannare all’ergastolo gli imputati, ma così non è stato. ” E’ una sentenza giusta sia nelle conclusioni che nell’entità della pena – ha commentato il procuratore di Brescia, Giancarlo Tarquini -. Trent’anni di carcere sono una condanna veramente forte e del tutto corrispondente alla realtà dei fatti. Anche gli imputati sono, umanamente, delle vittime, ma giustamente da condannare. E’ stata spezzata una giovane vita in modo del tutto inammissibile per qualsiasi cultura. In questa vicenda onore e cultura religiosa si sono intrecciati e diventati una realtà unica”. All’esterno del tribunale era stato esposto uno striscione con la scritta:” Giù le mani dalle donne del mondo, basta con la violenza dei maschi”.

A Brescia, come in precedenti occasioni è arrivata l’on. Daniela Santanché (La Destra), a suo tempo minacciata per le posizioni assunte. “Auspichiamo – ha detto che la pena inflitta ai responsabili diventi presto definitiva e venga effettivamente scontata possibilmente nelle carceri del loro paese”. La vicepresidente della Regione Lombardia, Viviana Beccalossi, bresciana, di An, ha parlato di ” sentenza esemplare”, aggiungendo che mentre i bresciani su questa vicenda hanno seguito la strada del “rispetto della vittima”, “qualcuno, purtroppo, si è accostato e accodato a questa vicenda in maniera chiassosa e propaganidistica”.

da ansa web

La sentenza finalmente ha reso giustizia alla povera ragazza, uccisa barbaramente e sepolta nell’orto di casa dopo un conciliabolo familiare, nella sua breve vita oltre l’esser stata gia’ assegnato il marito in Pakistan, fu violentata dal padre, il suo vivere all’occidentale e’ stato fatale, fortunatamente per quanto sia rigida la fede mussulmana, esistono realta’ progressiste, se puo’ dispiacere il non seguire le regole del padre,le famiglie extracomunitarie dovranno migliorare il rapporto con i figli, non e’ una regola che si rimanga per sempre in una certa condizione.

La vita di HIna Saleem ed il suo sacrificio siano un monito per tutti.

Hina Saleem, ieri finalmente giustizia.ultima modifica: 2007-11-14T16:59:06+01:00da iserentha
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