Da Massimo Gramellini, integrazione e la comprensione di linguaggio

Dizionario antighetti

la torre di babele

Gli americani applaudono il candidato alla presidenza Giuliani quando nei comizi sbotta: «Se vuoi venire a lavorare in questo Paese, devi almeno dimostrare di capire l’inglese». Liquidarli come xenofobi sarebbe superficiale, almeno quanto bollare di razzismo i veneti che appoggiano le ordinanze con cui i loro sindaci tentano di mettere una ringhiera linguistica alle praterie dell’immigrazione. A muovere queste reazioni è un impulso difensivo, la paura. Ma ciò che chiedono non è sempre reazionario. Spesso è la rivolta del buonsenso, che sarà un cascame piccolo borghese, ma ha il pregio di basarsi sulla natura umana anziché su farneticazioni sociologiche.

La contaminazione fra culture diverse è il destino dell’uomo: chiunque vi si opponga, prima che un razzista, è un illuso. Ma per contaminarsi bisogna conoscersi. E per conoscersi bisogna parlarsi, usando una lingua comune. Contaminabile anch’essa. Ma solo dopo averla conosciuta e praticata. Questa lingua negli Stati Uniti è l’inglese e in Italia, piaccia o no, l’italiano. Nessuno pretende che gli immigrati lo studino prima di partire. Né che, una volta iniziato a studiarlo, lo imparino meglio di Calderoli e di Di Pietro. Quel che conta è il loro sforzo di integrazione, che sarà ricompensato da relazioni umane meno guardinghe. Altrettanto importante è l’affermazione di un principio: per potersi sentire a casa propria, chi viene da fuori deve anzitutto riconoscere di essere in casa d’altri. Accettandone le regole del gioco, a cominciare dalla lingua. Fra i doveri dell’accoglienza non vi è quello di calarsi sempre le braghe.

Da la stampa web commento di Massimo Gramellini

 

Il mio commento

 

Quando mi reco all’estero per vacanza,effettivamente dopo due settimane con problemi linguistici avverto un certo disagio, la mancanza di una comunicazione completa diventa effettivamente un problema,immagino il disagio di molti extracomunitari che devono inserirsi in un paese straniero,la comprensione della lingua è giusto promuoverla e gli investimenti sulla preparazione devono essere all’altezza del fenomeno.

P.s.

Effettivamente nel concetto del non calare le braghe, esistono diritti e doveri per chi nasce in questo paese e vi risiede da sempre,in ugual misura per chi si integra, nelle classifiche per gli aiuti dei meno abbienti  non ci devono essere corsie preferenziali per chichessa.

Da Massimo Gramellini, integrazione e la comprensione di linguaggioultima modifica: 2007-12-05T06:56:37+01:00da iserentha
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