Thyssen Krupp, morte sul lavoro a Torino

Inferno di fuoco nell’acciaieria:
un morto e sei operai in fin di vita

Esplosione nello stabilimento
della ThyssenKrupp di corso Regina.
Operai investiti da incendio provocato
dalla fuoriuscita di olio bollente.
La procura ha aperto un’inchiesta.
TORINO
Poco più di un mese fa Antonio Schiavone era diventato papà per la terza volta e ieri sera avrebbe dovuto essere a casa da tre ore, ma stava facendo straordinario perchè non era arrivato il suo cambio a fine turno, quando intorno a lui è scoppiato l’inferno, un inferno di fuoco che lo ha strappato per sempre alla sua famiglia che lo aspettava nella casa di Envie, il piccolo paese del cuneese dove viveva da tre anni.

In sei lottano per la vita
Antonio Schiavone aveva 36 anni e la sua è stata l’ennesima “morte bianca” italiana, conseguenza di uno dei più gravi incidenti sul lavoro degli ultimi anni, quello della scorsa notte alle acciaierie Thyssen Krupp di Torino, dove altri 8 operai sono rimasti feriti, sei dei quali, ustionati in modo gravissimo, stanno ora lottando fra la vita e la morte. A versare in gravi condizioni, in seguito all’incendio che si è sviluppato alla linea 5 dello stabilimento torinese in via di chiusura per il trasferimento della produzione a Terni, sono Bruno Santino e Giuseppe De Masi, 26 anni, ricoverati all’ospedale Maria Vittoria con ustioni sul 90% del corpo, in prevalenza di terzo grado, e entrambi sottoposti a decompressione dei tessuti e broncoscopia.

Condizioni disperate
Molto serie anche le condizioni di Angelo Laurino, 43 anni, in rianimazione al Giovanni Bosco,Roberto Scola, 34 anni, ricoverato al reparto grandi ustionati del Cto, Rocco Marzo, 54 anni, che si trova alle Molinette, in coma farmacologico, con ustioni sull’80% del corpo, e Rosario Rodinò di soli 26 anni che dal Mauriziano, dove è stato operato questa notte, è poi stato trasferito a Genova. Insieme a loro sono rimasti feriti ma in modo più lieve, Antonio Boccuzzi, 34 anni, che ha riportato ustioni al volto e a una mano, e due colleghi di un altro reparto, Giovanni Pignalosa, 37 anni, e Fabio Simonetta, il più giovane del gruppo, appena 24 anni.

Il racconto choc dei testimoni
E sono proprio loro gli unici testimoni di quello che è successo intorno all’una di questa notte nella fabbrica di corso Regina Margherita che meno di 5 anni fa era bruciata per quasi tre giorni, per l’incendio di una vasca d’olio che allora, però, fortunatamente, non aveva coinvolto nessuno. Anche questa notte è stato dell’olio idraulico, quello contenuto in un flessibile ad alta pressione che si è danneggiato, a far scattare la tragedia. «Sono andato all’inferno, ho visto i ragazzi carbonizzati, tre in piedi e due a terra e sento ancora Antonio che grida ’aiuto, tirami fuorì», racconta Pignalosa che ricorda quei momenti in cui ha tentato disperatamente di aiutare gli amici dopo che Boccuzzi, con la bicicletta e il volto bruciato dalle fiamme, era corso a cercare aiuto dopo aver cercato disperatamente e inutilmente di spegnere il fuoco che aveva avvolto i suoi compagni.

La magistratura apre un’inchiesta
«Gli estintori non funzionavano, tre su cinque erano praticamente vuoti» hanno raccontato alcuni degli operai che sono intervenuti per primi, poco prima dell’arrivo di 17 squadre dei vigili del fuoco che hanno lavorato fino alle 6 e mezza di questa mattina. Sulle cause scatenanti dell’incendio, così come sul particolare degli estintori, sarà la magistratura a dover far luce, con un’inchiesta dei pm Raffaele Guariniello e Laura Longo per omicidio colposo, lesioni personali colpose e incendio colposo. E mentre questa mattina alcuni dei lavoratori chiedevano di «non fare polemiche», precisando che «non ci sono mai state carenze da parte dell’azienda in termini di sicurezza, così come da parte degli operai», c’è invece chi punta il dito contro «questo periodo di smobilitazione in cui si è abbassata la guardia proprio sulla sicurezza».

Lunedì lutto cittadino
Un tema che sarà al centro della giornata di lunedì, giornata di lutto cittadino in concomitanza con la manifestazione che accompagnerà le due ore di sciopero dei metalmeccanici proclamate da Cgil, Cisl e Uil, e a cui aderiranno anche gli studenti. «Questo incidente – sottolineano i sindacati – ripropone in maniera drammatica la mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro e le parole e lo sdegno non bastano più per piangere l’ennesima ’morte biancà, vera e propria piaga sociale indegna di un paese civile. Da tempo il sindacato sostiene che il rispetto delle regole sulla sicurezza e dei contratti di lavoro è fondamentale per tutelare la salute e l’incolumità delle persone».

La denuncia dei sindacati
E davanti ai cancelli della fabbrica, dove la tensione e la rabbia dei compagni delle vittime erano palpabili, il segretario torinese della Fiom Giorgio Airaudo ha sottolineato che «per evitare infortuni sul lavoro e tragedie come quella di stanotte bisogna pagare bene, far lavorare gli orari giusti e non pretendere che i lavoratori diventino merce». «Non si può lavorare in un’azienda che si sta smantellando, – ha aggiunto – come non si può chiedere di lavorare 12 ore, fare turni in più e poi stupirsi e indignarsi se ci sono gli incidenti sul lavoro e i morti».

Da la stampa web
La mia città e il sottoscritto vive in modo sofferto questa tragedia della scorsa notte, dall’informazione regionale di stasera, il dottore intervistato ha dichiarato che esistono pochissime speranze per i feriti gravi,la disgrazia responsabile diventerebbe un bilancio molto tragico, l’acciaieria in questione aveva informato già da tempo il disinteresse alla struttura di Torino, era stato proposto a chi avesse aderito il trasferimento a Terni, la proprietà vuole concentrare la produzione solo in un unico stabilimento,
Non vorrei che questo disinteresse abbia allentato le misure di sicurezza, facendo mancare le manutenzioni, se fosse accertato ciò, come pare dalle prime testimonianze, sarà necessaria una severa condanna dei responsabili e della proprietà.
Altri morti, ogni anno sono migliaia in tutto il paese, siamo il fanalino di coda nell’Europa evoluta per la sicurezza del lavoro, come in una guerra con un bilancio di vittime enorme, tutto ciò per portare i cosiddetti soldi a casa per vivere.
Thyssen Krupp, morte sul lavoro a Torinoultima modifica: 2007-12-06T22:40:55+01:00da iserentha
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2 pensieri su “Thyssen Krupp, morte sul lavoro a Torino

  1. Il problema della sicurezza sui posti del lavoro è una piaga irrisolta,non per caso ma,per una scelta politica ed economica.Finchè questa classe dirigente deterrà il potere non vi sarà speranza;ad ogni cittadino l’obbligo e l’impegno di cambiarla.
    Buon w-end,Giorgio.

  2. Ciao Giorgio,

    Le normative possono essere migliorate, ma potrebbero già dare un buon standard di sicurezza, i controlli, i controllori, una diffusa mentalità d’aggirare le più semplici regole per salvaguardare l’integrità dei lavoratori, sia da parte degli imprenditori e degli stessi operatori, c’è da lavorare moltissimo su questi fattori.

    Buon week end anche a te, Ivo.

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