Giatrofa,potrebbe diventare la panacea contro l’effetto serra

India, mix di carburanti verdi al 10% entro 10 anni


26 settembre 2007 – L’India vuole raggiungere la quota del 10 per cento di biocarburante sul totale del combustibile utilizzato nei trasporti entro dieci anni. La misura servirà a dare un taglio consistente alle emissioni climalteranti del Paese. Il piano ambizioso è stato annunciato, secondo quanto riferisce la testata economica indiana Economic Times, la settimana scorsa dal ministro indiano al petrolio Srinivasan. L’anno scorso l’India ha consumato circa 42,8 milioni di tonnellate di gasolio, nel cui mix viene inserito un biocombustibile di orgine non alimentare ottenuto dall’arbusto giatrofa. Mentre nella benzina, ha spiegato Srinivasan, è presente già il 5 per cento di etanolo ottenuto da canna da zucchero. Il ministro ha poi precisato che non saranno sottratti terreni coltivabili per lo sviluppo della giatrofa per non mettere a rischio l’approvvigionamento di cibo. Srinivasan ha infine annunciato il via a piani di ricerca per sviluppare la seconda generazione dei biocarburanti da produrre da residui agricoli e rifiuti.  

Scorte d’acqua a rischio in Cina e India

12 ottobre 2007 – Biocarburanti ancora nel mirino. Questa volta l’allarme riguarda l’approvvigionamento idrico che potrebbe essere messo in crisi dalla loro produzione su vasta scala. Questo soprattutto in Paesi come India e Cina che nei loro piani per lo sviluppo delle energie rinnovabili riservano un’attenzione particolare ai combustibili di origine vegetale, in particolare etanolo ottenuto da canna da zucchero e mais. Colture che appunto richiedono grandi quantità d’acqua. L’estensione delle superfici su cui vengono coltivate potrebbe mettere a rischio le scorte d’acqua in questi Paesi. A lanciare l’ennesimo allarme sui rischi legati alla corsa agli ecocarburanti è questa volta l’International Water Management Institute (IWMI), organizzazione no profit che si batte per l’uso sostenibile dell’acqua, che sottolinea come l’approvvigionamento idrico in questi Paesi sia già molto problematico, e basterebbe un niente per metterlo in crisi con pesanti conseguenze anche sul rifornimento di cibo. Pechino dovrebbe puntare piuttosto su colture energetiche alternative come giatrofa e sorgo dolce che richiedono molto meno acqua. Una scelta tanto più necessaria in quanto la Cina, spiega l’Istituto, mira a quadruplicare la produzione di biofuel entro il 2020 portandola a 15 miliardi di litri, pari al 9 per cento della domanda di gasolio. Per raggiungere questo obiettivo, la produzione di mais deve salire del 26 per cento. E, secondo l’istituto, ci vogliono 2.400 litri di acqua per produrre un litro di etanolo. L’India sta adottando strategie analoghe giustificate dalla lotta al cambiamento climatico, ma non è detto che l’estensione delle colture di canna da zucchero previste non abbiano un impatto ancora maggiore sull’ambiente. Sempre secondo l’IWMI, per produrre invece un litro di etanolo da questa coltura ci vogliono addirittura 3.500 litri di acqua. Ciò dipende dalle condizioni climatiche, dal tipo di coltivazione, ma anche dalle tecnologie di conversione usate per trasformare le colture in biocombustibile. In Brasile, al contrario, per produrre la stessa quantità di combustibile verde ne occorrono “solo” 90 litri. I dati diffusi dall’ IWMI si allineano a quelli di un numero crescente di rapporti e analisi che suscitano ormai sempre più perplessità sull’uso intensivo dei biocarburanti. Dopo l’iniziale entusiasmo, il mondo si è ormai accorto che non è oggi in grado di produrre grano sufficiente sia per sfamare la popolazione che per creare biocarburante. Il boom del biocarburante negli ultimi anni ha causato un forte aumento mondiale del costo dei prodotti agricoli, anzitutto dei cereali, con gravi ripercussioni sociali un po’ ovunque. David Jackson, esperto della Lmc International Ltd di Londra, stima che entro il 2015 occorrerebbero altri 100 milioni di ettari di coltivazioni (metà dell’estensione dell’Indonesia) per produrre biocarburante pari al 5 per cento del consumo degli autoveicoli. Ma per ottenerli sarebbe necessario abbattere intere foreste. L’interrogativo che si fa strada sempre più insistente è: ma è sicuro che i biocarburanti non provochino più danni di quelli a cui dovrebbero porre rimedio?
La giatrofa,ne ho avuto notizia stamattina tramite inchiesta giornalistica di radio rai, è un arbusto che può svilupparsi in territori che non sono sfruttati da altre coltivazioni, poichè necessita di pochissima acqua per crescere, forma molteplici bacche che possono essere sfruttate in composti biocombustibili assolutamente ecologici, quindi in parecchie zone nel sud del pianeta o se preferite in zone equatoriali, possono nello stesso tempo, dar lavoro a queste popolazioni e risolvere in buona percentuale a migliorare l’effetto serra.
L’unica anomalia emersa dal servizio radiofonico, è che questa coltura ha bisogno di enormi investimenti, le solite multinazionali possono destinare questi capitali, ne saranno interessate?? fino a quando l’estrazione petrolifera sarà l’investimento più remunerativo, ho idea che non percorranno questa strada, è positivo che le economie emergenti asiatiche ci stiano pensando.

Giatrofa,potrebbe diventare la panacea contro l’effetto serraultima modifica: 2007-12-11T21:56:46+01:00da iserentha
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2 pensieri su “Giatrofa,potrebbe diventare la panacea contro l’effetto serra

  1. infatti, condivido i tuoi timori.
    alla fine, nonostante la crisi petrolifera, gli idrocarburi continuano ad essere le fonti di energia meno costose perchè sviluppare le cosiddette energie alternative richiede moltissimi investimenti.

    finchè non ci troveremo con l’acqua alla gola continueremo a bruciare petrolio. a quel punto probabilemente avverrà una rivoluzione energetica perchè non avremo più scelta se non cambiare rotta. ma a quel punto forse sarà troppo tardi…

  2. Linda,a parte la crisi economica che si sta profilando per gli effetti del caro petrolio,sono gli sconquassi eco-ambientali a preoccupare,l’effetto serra sta provocando lo scioglimento della calotte polari,l’innalzamento dei mari e le perturbazioni sempre più disatrose bruceranno l’economie mondiali,la mancanza dell’oro blu provocheranno guerre tra i popoli.

    Le risposte a tutto ciò,sono di nuove ricerche di idrocarburi,un suicidio planetario.

    Un saluto,Ivo

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