Charlie Chaplin,riflessioni nel trentennale dalla sua scomparsa

CHAPLIN, DOPO 30 ANNI GENIO DA ESPLORARE
di Giorgio Gosetti

ROMA – Nella piccola cittadina svizzera di Vevey, pigramente adagiata in riva al lago di Losanna, il giorno di Natale non è più lo stesso da trent’anni in qua, da quel 25 dicembre 1977 quando Sir Charles Spencer Chaplin Jr. vi si spense nel sonno alla veneranda età di 88 anni. Chaplin resta, a oltre 100 anni dalla nascita, un autentico titano dell’immagine in movimento, l’artista che aveva tutto inventato prima ancora che il cinematografo entrasse nella sua piena giovinezza, l’uomo che ha segnato il secolo ventesimo come i più grandi della terra, mimetizzato sotto il suo sorriso fintamente bonario e celato dietro la sua maschera di “tramp”, il vagabondo destinato alla sconfitta e alla rivalsa.

Nato nel sobborgo londinese di Walworth il 16 aprile 1889, emigrato giovanissimo in America, ingaggiato giovanissimo nella compagnia di Fred Karno insieme al compagno di stanza Stan Laurel, Charlie Chaplin aveva Hollywood ai suoi piedi appena 10 anni dopo. I contratti con la Keystone, la Essenay e la Mutual (case di produzione destinate a segnare l’intera epoca del film muto) lo costrinsero ad un’attività frenetica, tutto l’opposto di quello che avrebbe fatto da regista maturo. Ma gli valsero anche un successo sempre crescente e una popolarità che varcò da subito i confini nazionali, tanto che nel 1919 fondava già la sua produzione personale, la mitica United Artists, in compagnia di celebri colleghi come D.W. Griffith, Douglas Fairbanks, Mary Pickford.

Per capire l’eccezionalità del percorso artistico di Charlie Chaplin e del suo “doppio” filmico Charlot, le cifre dicono più delle interpretazioni: prima del 1920 aveva interpretato e diretto oltre 100 film (per lo più brevi e folgoranti comiche da uno o due rulli); nel 1921 firmò il suo primo capolavoro assoluto, Il Monello, in coppia con il piccolo Jackie Coogan; nei nove anni successivi aveva già riscritto la nascente storia del cinema con titoli quali La Donna di Parigi, La Febbre dell’Oro, Il Circo; attese fino al 1940 (Il Grande Dittatore) per sperimentare compiutamente il sonoro, ma già nel 1931 si cimentava in un film senza parole eppure interamente musicato (da lui stesso) come Luci Della Città; e nel 1936 con Tempi Moderni firmava un’opera che gli valse i primi sospetti di socialismo da parte del Direttore dell’FBI Edgar Hoover. Quasi vent’anni dopo, con l’appoggio del Senatore McCarthy, Hoover lo avrebbe trascinato nel cuore delle vendette maccartiste costringendolo all’esilio nella sua terra natale, l’Inghilterra. Charlie Chaplin è l’unico regista cui l’Academy abbia concesso due Oscar alla carriera: il primo, coniato appositamente per lui nel 1929, festeggiava il più giovane vincitore nella storia di Hollywood; il secondo, nel 1972, lo riconciliò con l’America e gli regalò il più lungo applauso nella storia degli Oscar. Chaplin è al contempo uno degli autori più prolifici del mondo (per merito delle “comiche” di Charlot) e uno dei più sobri, appena 11 capolavori tra Il Monello nel 1921 e La Contessa di Hong Kong nel 1967 quando si ritirò, disgustato dalle critiche ricevute. Anche nella vita privata fu, come dicono gli americani, “bigger than life”: quattro mogli giovanissime, ultima delle quali la sedicenne Oona O’Neill (figlia del drammaturgo) che gli diede otto figli; guadagni milionari ma vita privata più che morigerata; totale versatilità; genio solitario, criticato e invidiato, ma in privato legatissimo a molti colleghi in difficoltà come “Fatty” Arbuckle (che gli aveva prestato i pantaloni per la prima maschera di Charlot), Buster Keaton (che volle sul set di Luci della Ribalta quando era ridotto alla fama), Orson Welles (a cui comprò la sceneggiatura di Monsieur Verdoux quando era all’indice per Hollywood), Paulette Goddard (l’attrice preferita e terza moglie che non dimenticò mai).

Era figlio di due musicisti e la madre (segnata fin dalla giovinezza da gravi crisi nervose) era una zingara inglese. Eppure Hitler credette che avesse ascendenze ebree (come il personaggio del Grande Dittatore) e bandì i suoi film dalla Germania con questo pretesto; era di famiglia conservatrice eppure l’America lo tacciò di comunismo. Adorava le battute ma costruì il suo mito sulle gag senza parole; stimava Mack Sennett, Stan Laurel e soprattutto Buster Keaton ma fu a loro contrapposto fino a distruggerli, almeno sul piano del successo personale; non si occupava di politica ma dedicò i suoi capolavori ai perdenti e seppe leggere con lucidità i grandi momenti politici e sociali del secolo, dalla Depressione al Nazismo, dall’avvento dell’era industriale a quello della violenza sociale. Diceva “datemi un giardino, un poliziotto, una bella ragazza e vi costruirò una commedia”, ma il suo cinema è di rara complessità e finezza. Il “Pianeta Chaplin” resta insomma pressoché inesplorato a 118 anni dalla nascita tanto che la Cineteca di Bologna (titolare dei diritti di conservazione della sua opera per indicazione della Fondazione Chaplin) gli ha potuto dedicare un articolato omaggio durante tutto quest’anno allineando più interrogativi che risposte sulla sua arte inimitabile

 

Da ansa web

 

 

Un breve ma gustosissimo filmato dell’artista.

Fu l’attore che segnò più di altri la storia cinematografica di quel tempo, i suoi film sono ancora oggi per certi versi attuali, tempi moderni e luci della ribalta sono due opere significative del genio dell’artista, per quanto lo si possa conoscere dall’articolo emergono molti lati ancora da sviluppare del fenomeno.

L’attore che più mi ricorda Chaplin attualmente è il nostro bravissimo Roberto Benigni, seppur con i dovuti distinguo assolutamente necessari, chi ha contribuito all’epopea pioneristica dei lungometraggi ha certamente un altro fascino.

Charlie Chaplin,riflessioni nel trentennale dalla sua scomparsaultima modifica: 2007-12-15T23:11:42+01:00da iserentha
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento