ThyssenKrupp,la lettera di una vittima lasciata virtualmente alla sua memoria

Il padre di una vittima, balzato alle cronache nella sua denuncia durante il corteo di protesta.

 

Lunedì 10 Dicembre 2008
>
> Salve, sono un operaio. Sì esistiamo ancora, ma non abbiate paura: io sono
> già morto. Oggi sfilerete per la mia città con il lutto al braccio,
> osserverete qualche minuto di silenzio e deporrete fiori per ricordare me e
> i miei tre compagni di lavoro scomparsi in quell’inferno di fabbrica. Ma
> noi
> eravamo già morti, bruciati nell’animo dall’indifferenza.
>
> Non potete immaginare cosa voglia dire lavorare per sedici ore consecutive
> tra il rumore, la puzza di combustibile e un calore che ti scioglie le
> ossa
> e ogni pensiero. Dopo una decina di ore non capisci più quello che stai
> facendo. Vai avanti per inerzia con gesti automatici e a morire nemmeno ci
> pensi. Perché morire lavorando è la cosa più assurda che ti possa
> succedere.
> Magari ci scherzi su col caposquadra, che ti lancia un’occhiata paterna e
> bonaria prima di dirti «Badòla, torna a lavorare!», perché ha la
> commissione
> da terminare e in fretta. Già, le commissioni. Qui parlavano tanto di
> smantellamento, eppure continuavano a dirottare su Torino tante di quelle
> lavorazioni che ho ormai perso il conto. Ufficialmente, però, stavamo
> smantellando. Così, qualcuno di noi si ritrovava pure a fare le pulizie.
> Altro che operai specializzati. Schiavi a ore, ecco cos’eravamo.
>
> Capita poi un giorno che per il sovraccarico di lavoro scoppi un tubo
> pieno
> di olio lubrificante. Quei tubi che ti avvolgono come un boa per tutta la
> fabbrica, ma mica ci pensi che potrebbero stringerti in un atroce finale.
> L’olio si è incendiato quasi subito e, ve lo assicuro, vedere i propri
> amici, i propri compagni di sudore, quelli di cui conosci mogli, figli…
> Vederli arsi vivi, beh, ti uccide ancor prima di essere morto. Per me è
> stato così, almeno. Non mi sono nemmeno accorto che stavo facendo la loro
> stessa fine.
> È strano, sapete? Dopo i primi istanti di dolore, in cui vorresti
> strapparti il cuore, non senti più nulla. Il fuoco purifica, ma soprattutto
> ti brucia
> tutte le terminazioni nervose della pelle e non senti più dolore. Almeno
> così dicevano i medici mentre cercavano di staccarmi i vestiti, che si
> erano ormai fusi sulla mia pelle. Un paio di giorni di agonia e poi via,
> nemmeno
> il tempo per una lacrima. Tanto non l’avrei sentita rigarmi la faccia.
>
> Ora è finita, ho timbrato il cartellino per l’ultima volta mercoledì 5
> dicembre. Avevo 26 anni ed ero operaio. Non esistevo prima e tra qualche
> giorno non esisterò più.

Ciao

Oggi e’ deceduta la quinta vittima del disastro, ci sono altri due ragazzi che combattono per la sopravvivenza,con poche speranze essendo ustionati in tutto il corpo, voglio ricordare anche le cinque vittime ustionate anch’esse nello scoppio del mulino, prodotti del pane,6 mesi fa in provincia di Cuneo, precisamente a Fossano. non ci fu un clamore mediatico simile a questo dell’acciaieria, chissà se la mancata presa di posizione poteva salvare queste vittime recenti.

Il disastro di Fossano

ThyssenKrupp,la lettera di una vittima lasciata virtualmente alla sua memoriaultima modifica: 2007-12-16T20:39:19+01:00da iserentha
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