Piergiorgio Welby,alla sua memoria

Piergiorgio Welby, un anno dopo «qui non c’è ancora pietà»

Paola Zanca

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Mina Welby e l’europarlamentare Marco Cappato il giorno dei funerali in piazza Don Giovanni Bosco a Roma

Un anno fa moriva Piergiorgio Welby. Erano le 23.40 quando l’anestetista dell’Ospedale di Cremona Mario Riccio decise di seguire il caso Welby «fino alle sue estreme conseguenze perché era eticamente corretto» e “staccò la spina” dei macchinari che lo tenevano in vita. Da quarant’anni era malato di distrofia muscolare: quando ha smesso di vivere di anni ne aveva 61 e la sua storia aveva fatto il giro del mondo.

Il giorno della sua morte, persino il quotidiano francese Le Monde pubblicò una vignetta in suo ricordo. La Chiesa, invece, gli negò i funerali religiosi. «A differenza dai casi di suicidio nei quali si presume la mancanza delle condizioni di piena avvertenza e deliberato consenso – scrisse all’epoca il Vicariato di Roma – era nota, in quanto ripetutamente e pubblicamente affermata, la volontà del dottor Welby di porre fine alla propria vita, ciò che contrasta con la dottrina cattolica».

Un anno dopo, poco è cambiato. Il binomio Stato-Chiesa continua a influire parecchio sulle libertà di scelte individuali, e l’ultima bocciatura al registro delle unioni civili a Roma non ne è che l’ultima conferma. Per questo, in occasione dell’anniversario, l’associazione Luca Coscioni, ha messo in rete un piccolo «manuale di autodifesa dal proibizionismo della salute». Si chiama Soccorso civile, e fornisce suggerimenti e informazioni su temi “eticamente sensibili” come l’eutanasia, il testamento biologico, la fecondazione assistita, la pillola RU486 e quella del giorno dopo, fino all’utilizzo terapeutico della cannabis. Il sito nasce perché «in Italia – scrivono dall’associazione Luca Coscioni – sono in vigore leggi che pregiudicano i diritti civili fondamentali delle persone: si tratta di norme proibizioniste e confessionali, che limitano fortemente la possibilità dei cittadini di curarsi in modo efficace, di avvalersi delle possibilità messe loro a disposizione dalla ricerca scientifica e di esercitare la propria libertà di scelta».

Nei giorni scorsi anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva inviato un messaggio all’europarlamentare dei Radicali, Marco Cappato, e alla moglie di Welby, Mina, per scusarsi di non poter presenziare allo spettacolo teatrale, diretto da Ugo De Vita, Lasciatemi morire che giovedì 20 e venerdì 21 andrà in scena alla Biblioteca Angelica di Roma. Scusandosi dell’assenza, Napolitano ha voluto però ricordare il «problema della sofferenza estrema in casi di ricorso a terapie che non possono garantire una ragionevole speranza di esito positivo» e ha ribadito «l’auspicio che il dibattito da tempo aperto nel Paese e in Parlamento si caratterizzi come un confronto serio, aperto, volto alla ricerca di soluzioni appropriate e condivise».

Napolitano era già stato un importante protagonista del caso Welby. Piergiorgio gli aveva inviato una lettera (guarda il messaggio su YouTube) per raccontargli la sua sofferenza e per chiedere il rispetto della volontà sua e di tutti quei «malati terminali che decidono di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiedono di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente “biologica”». Un anno dopo, nulla è cambiato. Nella lettera di risposta, il presidente della Repubblica scriveva che «il solo atteggiamento ingiustificabile sarebbe il silenzio, la sospensione o l’elusione di ogni responsabile chiarimento». Ma qui stanno zitti, sospendono, eludono i chiarimenti. «Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo – scriveva Welby – ma sono italiano e qui non c’è pietà».

Da L’unità web
Oltre la memoria di Piergiorgio voglio rammentare l’atroce situazione di non vita di Eluana Englaro,costretta da molti anni a vivere come un vegetale,solo in questo paese dell’evoluta Europa sono concepibili queste atrocità.
Piergiorgio Welby,alla sua memoriaultima modifica: 2007-12-20T23:27:05+01:00da iserentha
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