Giudicate voi, cosa vuol dire non avere più saddam al potere in Iraq.

Guerra in Iraq, i bambini pagano il prezzo più alto

 

Sono oltre due milioni quelli che vivono fra abusi e povertà. L’appello del Fondo per l’infanzia: “Dobbiamo agire ora”

Fame, malattie, violenza e un totale vuoto di istruzione: sono queste le parole d’ordine della vita quotidiana di oltre due milioni di bambini iracheni. Troppi, e costretti a pagare un prezzo troppo alto per i quattro anni di guerra che hanno sconvolto il loro paese.

E’ l’allarme che l’Unicef lancia con il rapporto “Little respite for Iraq’s children in 2007”, che è insieme una denuncia e una testimonianza del primo, timido spiraglio di speranza per il futuro: il calo delle violenze registrato negli ultimi mesi dell’anno sta dando la possibilità agli organismi internazionali di intervenire più rapidamente e con maggiore efficacia in una situazione che, denuncia il Fondo per l’infanzia, resta comunque gravissima.
Le cifre parlano da sole: ogni mese, 25mila bambini devono lasciare la propria casa insieme ai familiari per le intimidazioni e le violenze subite, 75mila vivono in campi profughi o rifugi di fortuna fuori dall’Iraq, più di 1350 sono stati trattenuti dalle autorità, la maggior parte per violazione delle regole di sicurezza. In migliaia sono stati feriti o sono morti durante attacchi suicidi, bombardamenti, scontri a fuoco.
Chi non ha perso la vita è ad altissimo rischio di perdere la propria famiglia e affrontare una povertà estrema: quando l’uomo di casa viene ucciso o rapito, alla famiglia viene a mancare l’unica fonte di sostentamento economico. L’accesso all’acqua è sempre più difficile, così come quello ai servizi sanitari di base, soprattutto nella regioni più remote. E in un paese in cui manca tutto, l’istruzione è una priorità sempre meno sentita: solo il 28% dei diciassettenni hanno affrontato gli esami di fine anno e ai 760mila bambini che l’anno scorso non hanno potuto frequentare la scuola primaria se ne sono aggiunti quest’anno altri 220mila.

Alcuni risultati positivi sono stati raggiunti sul fronte sanitario: 4 milioni di bambini sono stati vaccinati contro la poliomielite, 3 milioni per il morbillo, altri 500mila hanno ricevuto assistenza medica e servizi di prima necessità. Ma molto resta ancora da fare e, come ricorda Roger Wright, delegato speciale dell’Unicef per l’Iraq, “bisogna agire adesso”. La sfida per il 2008 è raccogliere i 144 milioni di dollari che secondo Veronique Caveau, portavoce dell’Unicef, potranno davvero fare la differenza nella difesa della risorsa di cui l’Iraq ha più bisogno per ripartire: i suoi bambini.

da la stampa web

La situazione molto critica è descritta bene nell’articolo, se per deporre un desposta,un tiranno sanguinario, i risultati sono questi, ad ognuno la propria opinione.

Non ho sentito,letto alcun commento sul ritiro da Bassora del contingente inglese,loro insieme ad altri con l’Onu superpartes,potevano esser dirottati verso il Darfur insieme al coinvolgimento d’altri paesi, ma evidentemente non ci sono interessi appetibili da quelle parti.

Un paio di milioni di profughi in mezzo al deserto aspettando che muoiano come mosche, mentre per i prossimi anni dopo un criminale dittatore, uno sconclusionato intervento liberatorio, i bambini in Iraq abbiano finalmente pace, ma ho idea non sia possibile per questa generazione.

Giudicate voi, cosa vuol dire non avere più saddam al potere in Iraq.ultima modifica: 2007-12-22T14:33:36+01:00da iserentha
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3 pensieri su “Giudicate voi, cosa vuol dire non avere più saddam al potere in Iraq.

  1. Certamente,il popolo iracheno,ha pagato,e pagherà ancora per decenni,il prez
    zo più alto,di questa dissennata guerra politica ed economica in corso in Iraq.
    Ma,tutto il mondo,definito CIVILE,ha pagato,sta pagando e pagherà ancora le
    bombe,i costi del petrolio,le macchine da guerra ed i relativi militari intervenu-
    ti,a prescindere dai costi della ricostruzione,in senso lato,geopolitica e struttu-
    rale del popolo iracheno. A cosa è servito e gioverà ancora? Sicuramente i si-
    gnori delle guerre,i grandi affaristi del petrolio ne traggono i maggiori profitti.
    Neppure i bambini credono che ciò sia servito per spodestare un dittatore,con
    l’utilizzo di strumenti terrificanti ed estremamente distruttivi.Poveri noi !!!
    Altro che terrorismo!

  2. Ciao Genny,

    Non posso contraccambiare la tua visita, cliccando sul tuo nome non è possibile aprire il tuo spazio, mi spiace, il tuo commento denota serietà e sensibilità su questo drammatico fenomeno dell’infanzia in Iraq, gli aspetti tragici non sono chiaramente confinati alle persone più deboli della società, l’intervento nel paese pieno,zeppo di petrolio ha scaturito l’azzeramento del potere tirannico, ma le varie etnie sono l’una contro l’altra nello spartirsi i territori, s’è spenta buona parte d’informazione da quell’area, complice altri interessi verso l’Iran, chissà quali saranno gli scenari futuri.

    Un saluto,Ivo.

  3. Che siano bambini e popolazioni inerti a pagare il prezzo delle guerre,purtroppo non è cosa nuova.Lo squallore è trucidare chiamando in causa la pace e la lotta al terrorismo.
    In risposta al tuo commento:Si un oasi di pace dalla politica sicuramente queste feste ce la doneranno,ma col nuovo anno sotto a chi tocca!
    Tanti auguri anche a te e a chi ti circonda,Giorgio.

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