Il futuro incerto e la paralisi quotidiana a cura di Massimo Gramellini

Voglia d futuro

 

 

Per una di quelle ironie in cui la storia è maestra, l’ingresso nel Duemila e l’allungamento della vita hanno estirpato, almeno in questa fetta di mappamondo, il desiderio di futuro. Gli individui, le famiglie, le aziende e gli Stati pattinano su un eterno presente, attraversato da torcicolli nostalgici per un passato ingigantito dai ricordi e un avvenire che si pone come orizzonte estremo la fine del mese.

L’idea che un raccolto copioso abbia bisogno di semine lunghe e un progetto ambizioso di investimenti non immediatamente remunerativi sembra essere diventata il ghiribizzo di qualche sognatore, mentre per millenni è stato il propellente del progresso. Questa superficialità isterica ci ha ridotti allo stremo: depressi, infelici, colmi di rabbia senza orgoglio, in crisi di identità, poveri dentro e ormai pure fuori. Prima che un verdetto economico, il declino occidentale è anzitutto un’atrofia del cuore e della mente, incapaci di progettare il mondo che non abiteranno solo i nostri figli ma anche noi, la generazione più longeva dell’avventura umana. L’anno che verrà può rappresentare il punto di rottura, quindi di svolta. Ed è un’altra ironia della storia che esso coincida con il quarantennale dell’ultima utopia di massa: il Sessantotto. Quel desiderio di portare l’immaginazione al potere da parte di chi al potere ha poi finito per portarvi soprattutto l’immagine: la propria.

L’immaginazione ci serve adesso. Per progettare nuove forme di convivenza, rilucidare valori etici, studiare strategie economiche che tengano conto del cambiamento vorticoso introdotto dall’irruzione di oltre un miliardo e mezzo di indiani e cinesi nel cortile del consumismo. C’è un bisogno gigantesco di futuro, da queste parti. E poiché ogni bisogno, prima o poi, genera una voglia, il miglior augurio che possiamo farci per il 2008, come singoli e come comunità, è che sia l’anno giusto per ricominciare a sfidare la vita con l’animo dei pionieri. Consapevoli che dietro ogni porta che si chiude ce n’è sempre un’altra che si apre. Basta volerla cercare. 

Da la stampa web

Il mio commento

India e Cina e altre zone del mondo hanno diritto al proprio sviluppo,se tutto ciò fosse davvero un palpabile miglioramento delle loro popolazioni,in questo momento noto moltissimi arricchimenti e poco diritti umani,anzi,di conseguenza l’impoverimento globale e la forbice allargata tra molti poveri e pochi ricchi saranno sempre più diffusi,ecco le nostre incertezze,saluti.

Il futuro incerto e la paralisi quotidiana a cura di Massimo Gramelliniultima modifica: 2008-01-02T15:55:55+01:00da iserentha
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2 pensieri su “Il futuro incerto e la paralisi quotidiana a cura di Massimo Gramellini

  1. Buon 2008 a te cara Anna,

    Possiamo vedere il bicchiere mezzo pieno e vuoto nello stesso tempo, se pensi come vivevano all’inizio dello scorso secolo, con due guerre mondiali che hanno reso nella miseria più assoluta quasi tutti i nostri avi,se rifletti su come la tecnologia,la medicina e molti diritti per tutti noi,siano stati frutti conquistati per renderci la vita assai migliore,di pari passo la difficile situazione dei rapporti personali,una società arroccata nel diffuso egoismo e una classe politica inguardabile,ma vertice di tutti noi,come sia la base è inutile sottolinearlo.

    Effettivamente una paralisi è in atto, ma secondo me si tratta di epoche,cicli storici,un diagramma con alti bassi, non ho idea se siamo arrivati al picco più basso.

    Ciao,Ivo.

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