Tata, un record d’economia però manca il crash test

Svelata dopo una lunga attesa la piccola indiana nata per motorizzare
i paesi più poveri. Motore da 30 Cv e velocità limitata a 70 orari

Ecco la Tata da 1700 euro
Sorpresa: non è neanche brutta

di VINCENZO BORGOMEO

Ratant Tata lancia la macchina da 2500 dollari


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Sorpresa: la tanto attesa Tata da 2500 dollari, 1700 miseri euro, è tutt’altro che brutta. Certo, non ci troviamo di fronte a un capolavoro, ma neache a una terrificante vetturetta senza tetto e con capote in tela come immaginavamo.

Battezzata Nano e lanciata all’Autoexpo 2008 a New Delhi, la super low cost potrebbe anche arrivare in Italia, anche se nessuno lo ammette e soprattutto se il suo importatore italiano la Melian smentisce. Se infatti la macchinina avrà un peso inferiore ai 400 chilogrammi e una potenza massima al di sotto di 20,4 cavalli (e per far questo basta depotenziarla) con qualche piccolo sacrificio potrebbe anche essere omologata in Europa come quadriciclo, e quindi circolare con la targa da moto. Vedremo. Una cosa è certa: alla Melian Italia in questo momento non subissati di richieste…


Di certo la Tata dei miracoli ha la carrozzeria di plastica a 5 porte, un telaio tubolare e un motore bicilindrico di origine motociclistica di 624 cc da 30 Cv, tarato per non superare i 70 Km/h. “Perché produrre qualcosa che vada più forte – spiegano con malizia gli ingegneri indiani – se poi i clienti in città molto difficilmente superano questa velocità?”.

Alla Tata la prendono con filosofia, in realtà tutto, ma proprio tutto sulla loro macchina è stato progettato per risparmiare quattrini: limitare la velocità a 70 orari significa infatti fare enormi economie su gomme, freni, sospensioni e rigidità dell’insieme. Stesso discorso per il motore che non è nulla di sofisticato e che, anzi, vanta umili origini motociclistiche, per essere abbinato a un’altrettanto semplice sistema si trasmissione a cinghia, proprio come avviene sui nostri scooter.

Alta più del normale da terra per consentire la marcia su terreni sconnessi, la Nano è disponibili in versione Standard e De Luxe: su quest’ultima i fascioni paraurti sono verniciati in tinta con la carrozzeria.

Lunga 3,1 metri, larga 1,5 e alta 1,60, questa Tata ha poi la trazione sulle ruote posteriori ma fra i colpi di genio degli uomini Tata c’è anche una sorta di nuova filosofia costruttiva: “Quello che non c’è non si rompe” teorizzò Henry Ford inventando con il Modello T la prima auto affidabile del mondo, “Quello che non c’è non pesa” raccontò poi Colin Chapman, papà delle Lotus di F1 che grazie alla leggerezza riuscirono a sconfiggere le Ferrari. E “Quello che non c’è non costa” sembrano voler dire al mondo intero gli indiani, dando in qualche modo una dura lezione a tutti gli altri costruttori automobilistici del mondo, in grado ormai di sfornare solo auto ricchissime di accessori.

La loro ultra-low cost è infatti un concentrato di idee: la spazzola del tergicristallo è unica per risparmiare i leveraggi, i fanali sono fissi e la strumentazione è stata ridotta all’osso: qui ci sono solo la spia della riserva e il tachimetro, rispettivamente per evitare di rimanere a secco e per non incappare in contravvenzioni. Anche se è davvero difficile immaginare questa Tata che supera un limite di velocità. In compenso la lista delle cose che non ci sono è lunghissima: niente aria condizionata, niente servosterzo, niente vetri elettrici.
Stesso discorso per la scocca (che non c’è): la vetturetta è composta da un telaio, proprio come avveniva sulle auto d’anteguerra, ricoperta poi da pannelli di plastica più o meno colorati.

Ma qui, anche se in nome del risparmio, arriva la prima gaffe della Tata: la loro microcar non ha effettuato nessun crash test, per cui di sicurezza passiva neanche a parlarne.
In compenso un’altra bella fetta di rupie gli indiani sono riuscite a limarle in fabbrica: la macchina è progettata per essere facilissima da costruire. Così il serbatoio è montato sul muso, come sulla vecchia 500 e gli operai devono fare poche operazioni per completare la macchina. Un po’ perché è stata ben studiata, un po’ perché di pezzi da assemblare qui ce ne sono davvero pochi…

E’ stato poi lo stesso Ratan Tata a spiegare che la nuova vettura è l’8% per cento più piccola della Maruti 800 ma allo stesso tempo è il 21% più larga negli interni e può ospitare comodamente fino a quattro persone. A proposito poi della sicurezza Ratan Tata ha detto invece che “la Nano ha superato con successo tutti i testi frontali e laterali di impatto”. Ma ovviamente non si riferisce ai crash test europei: c’è una bella differenza…

(Afp)

Da la repubblica web

Sarà un’opportunità per buona parte dell’oriente, i test di sicurezza da quelle parti sono decisamente più morbidi, molto probabilmente nel mercato europeo non circolerà, ma è di buon auspicio per altri prodotti più sicuri ed economici, tenendo presente che sono vetture da utilizzare prettamente in città.

Interessante il prossimo progetto sempre della Tata, il veicolo ad aria compressa che ho trattato la scorsa settimana.

Tata, un record d’economia però manca il crash testultima modifica: 2008-01-10T18:50:03+01:00da iserentha
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