Milano da bere, ma non nella realtà delle scuole materne

La propaganda della Moratti
sulla pelle dei bambini

Stefano Rodotà (Repubblica del 2 gennaio scorso) le ha chiamate “costituzioni parallele”. Al contrario della Costituzione del 1948, non hanno una forma definita. Si tratta di un insieme di ‘manifesti politici’, di provvedimenti amministrativi e anche di prassi burocratiche che convergono verso il risultato di mettere in discussione i principi fondamentali. Per fortuna, la Costituzione, quella vera, ha in sé dei potenti anticorpi. L’articolo 24, per esempio, che garantisce a tutti il diritto di agire in giudizio a tutela dei propri diritti.

Martedì scorso è stata diffusa la notizia della presentazione, da parte di una donna marocchina di 37 anni, di un ricorso contro la decisione del sindaco di Milano di non ammettere alle scuole materne i bambini degli immigrati privi di permesso di soggiorno. L’azione legale, sostenuta dall’avvocato Livio Neri, si fonda sugli articoli 43 e 44 del Testo unico sull’immigrazione che individuano i comportamenti discriminatori per motivi etnici, razziali, nazionali e religiosi e stabiliscono una procedura a tutela delle vittime.

In attesa della decisione del giudice (e anche di quella dell’amministrazione che è stata invitata dal ministro della Pubblica istruzione a ritirare la circolare) val la pena di conoscere gli elementi essenziali della biografia della ricorrente. Le “costituzioni parallele”, infatti, agiscono sulla realtà concreta, sulla vita delle persone.

La presentatrice del ricorso si trova in Italia dal 1993, cioè da quindici anni, e per buona parte della sua permanenza ha avuto un regolare permesso di soggiorno. La sua attuale condizione di irregolarità è stata determinata dall’aver perso il precedente lavoro e di non averne trovato uno nuovo entro il termine stabilito dalla legge. Non è dunque una condizione voluta ma subita. La donna, infatti, conduce una vita normale, risiede in un appartamento per il quale paga regolarmente l’affitto, e ha due bambine. La più grande frequenta la prima elementare. La più piccola, fino al 17 dicembre scorso, attendeva con gioia il momento in cui avrebbe cominciato a frequentare la scuola materna. Anche la madre lo attendeva perché questo le avrebbe consentito di lavorare con più serenità.

Chissà se, nell’elaborare la circolare, il sindaco di Milano ha pensato a casi come questo e ha deciso comunque di agire per dare prova di “fermezza”. I consulenti legali del comune dovrebbero averle fatto notare che la circolare era ad alto rischio di bocciatura. Se non altro perché, con lo stesso tipo di azione avviata dalla donna marocchina, era stata già bollata come discriminatoria – e quindi annullata – la decisione di dare ai cittadini italiani cinque punti in più nelle graduatorie per l’assegnazione delle case popolari.

E questa è un’altra fondamentale differenza tra la Costituzione vera e quelle “parallele”. La prima ha sessant’anni, le seconde hanno vita breve. E spesso chi le emana ne è consapevole. Le “costituzioni parallele” sono uno strumento per fare propaganda sulla pelle degli altri. Di solito dei più deboli. O per stabilire nuovi diritti a favore dei più forti. Si aggiornano continuamente. Una delle ultime norme, per esempio, stabilisce che la credibilità personale di un uomo politico è messa in discussione esclusivamente dai reati di mafia, e solo in caso di condanna superiore ai cinque anni di reclusione
(glialtrinoi@repubblica. it)

Da la repubblica web

In una città come Milano, la quale gode d’un certo benessere,assolutamente guadagnato per il suo dinamismo, ma proprio per questo fattore difficile reperire alibi sulla decisione di impedire l’iscrizione dei bambini alla scuola per l’infanzia se manca la regolarizzazione, il caso portato alla luce da questo articolo non penso che sia isolato, se dopo quindici anni la signora d’origine marocchina non riesce a regolarizzare la sua posizione, poichè sicuramente deve sbarcare il lunario con lavori in nero, nello stesso tempo gli viene impedito l’iscrizione a scuola di sua figlia, mi domando che tipo di stato sociale esiste nel nostro paese.

Le polemiche non mancano dall’inizio di questo provvedimento, questo articolo e la storia descritta dovrebbe risultare imbarazzante per il primo cittadino milanese, spero che rifletterà e ripensi la decisione.

Milano da bere, ma non nella realtà delle scuole materneultima modifica: 2008-01-20T19:15:00+01:00da iserentha
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5 pensieri su “Milano da bere, ma non nella realtà delle scuole materne

  1. Anche il sindaco canturino sta apprendendo questa strada, non giusta, ma a volte gli immigrati di buona levatura pagano le colpe di immigrati di poca onestà.A volte invece di cercare la soluzione completa (e non è comunque facile), si cercano scorciatoie populiste che non risolvono il problema ma portano voti.Nella vicina, a me, Svizzera l’immigrato che perde il reddito viene immediatamente allontanato dal paese, da noi perlomeno gli rimangono nuove possibili opportunità.
    Buona settimana,Giorgio.

  2. Ciao Giorgio,

    Spero che ci sia buon senso, chi cerca d’inserire il proprio figlio nelle strutture scolastiche,in questo caso per l’infanzia, penso che sia un passo per far emergere la volontà d’integrazione, come avrai letto dall’esperienza della donna marocchina,non sono stati sufficienti quindici anni per regolarizzarsi, della pulita e candida Svizzera,delle sue ipocrisie non voglio prendere lezioni, esistono altri paesi europei che sono più avanti di noi nell’accoglimento e nella legalità sociale.

    Saluti,Ivo

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