Neoplasie,grazie alla ricerca scientifica, ottime speranze

Vaccini anticancro si parte

di Agnese Codignola

Sono farmaci capaci di risvegliare il sistema immunitario. Per combattere e vincere le neoplasie. Dopo anni di sperimentazione, sono in fase di arrivo le superterapie per salvare polmone, colon, cervello

Laboratorio di ricerche sul cancro
in Germania

Perché il sistema immunitario di un organismo sano, che non esita a reagire di fronte a virus e batteri, non riconosce cellule che, pur appartenendo allo stesso organismo, hanno caratteristiche del tutto diverse da quelle normali e dovrebbero quindi essere immediatamente identificate – e trattate – come estranee? E, soprattutto, che cosa si può fare affinché esso funzioni a dovere? Su queste due domande si arrovellano da oltre vent’anni decine di laboratori in ogni angolo del pianeta, con risultati giudicati, fino a pochissimo tempo fa, alquanto deludenti. I vaccini contro il cancro, si diceva nei consessi scientifici, non rappresentano altro che la storia di un colossale fallimento, di un’illusione: per questo a tutt’oggi non ce n’è neppure uno in commercio. Ma la musica sembra veramente cambiata, le aziende annunciano diversi prodotti in fase avanzate di sperimentazione. E il primo vaccino anticancro è stato approvato: il DCVax per il carcinoma cerebrale, autorizzato in Svizzera. Insomma: dopo tante delusioni sembra che siano proprio i vaccini la nuova rivoluzione nella guerra contro il cancro.

E questo può oggi accadere perché le ricerche sono andate avanti, e le industrie non hanno smesso di investire, almeno su alcune potenziali applicazioni. Come mai? A che scopo buttare centinaia di milioni di euro in sperimentazioni, su migliaia di pazienti, di sostanze che per lungo tempo sono sembrate non approdare a nulla di significativo? Per un motivo piuttosto semplice: se si fosse trovato il modo di far funzionare a dovere il sistema immunitario, forse si sarebbe potuto limitare molto o, in alcuni casi, dare l’addio definitivo a terapie devastanti quali la chemioterapia, la radioterapia e l’asportazione chirurgica dei tumori. Si sarebbe cioè scoperta la prima cura biologica e intelligente, perché basata su meccanismi del tutto fisiologici. Nonché, ovviamente, dato vita a un business faraonico. In questo hanno creduto ricercatori e aziende e, stando a quanto sta succedendo, probabilmente hanno fatto bene: oggi sono centinaia le sperimentazioni in corso, e molte di esse sono alle fasi conclusive; potrebbero cioè portare molto presto alle autorizzazioni per l’impiego su larga scala di

Così si chiamano infatti i prodotti che cercano di suscitare una produzione adeguata di anticorpi specifici contro le cellule tumorali. In altre parole, sono giustamente definiti vaccini, perché cercano di educare il sistema immunitario a generare anticorpi contro una certa proteina neoplastica, ma sono chiamati terapeutici perché, a differenza dei vaccini classici, non sono dati a fini preventivi, cioè prima che si verifichi la malattia, ma soltanto dopo che si è avuta una diagnosi, con lo scopo di evitare la progressione o, più spesso, la ricomparsa del tumore dopo che esso è stato neutralizzato con uno dei metodi classici.

I sistemi con i quali si cerca di raggiungere l’obiettivo sono molto diversi, come spiega Michele Maio, che poche settimane fa ha inaugurato il primo reparto italiano di immunoterapia oncologica, al Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena: “In generale ci sono due approcci: nel primo si parte da una singola proteina (o antigene) espressa dal tumore di un certo malato e si sensibilizzano gli anticorpi dello stesso malato a riconoscerla e a uccidere tutte le cellule che la contengono”. Questa tecnica è quella che garantisce la risposta immunitaria più potente, ma è anche quella più complessa, perché non consente di avere una sostanza che vada bene per tutti, ma va messa a punto di volta in volta: non a caso è stata sempre quella sulla quale l’industria ha investito di meno. Ma, aggiunge Maio, esiste un secondo approccio: “Si mira a identificare una serie di proteine in grado di suscitare una risposta dell’organismo, e le si somministra, dopo averle opportunamente modificate, ipotizzando che ve ne siano una o più di una sufficientemente efficaci in ogni paziente, per quanto specifiche siano le caratteristiche del suo tumore. Questo metodo è più standardizzabile, ma assicura una risposta meno forte da parte del sistema immunitario”. Tutto ciò si fa nel tentativo di superare i due aspetti chiave della mancata risposta immunitaria di fronte alle cellule tumorali: l’indebolimento di tutto l’apparato di difesa conseguente alla malattia e, soprattutto, i trucchi che le cellule neoplastiche mettono in pratica per non farsi riconoscere da un organismo che pure prova sempre a difendersi e, in qualche misura, ci riesce, come dimostra l’altissima incidenza di alcuni tipi di cancro nei malati di Aids.

Da l’espresso web

Ho inserito questa notizia molto sorprendente, la malattia che ha mietuto numerosissime vittime nel XX secolo, ancora oggi è considerata la malattia delle malattie,nella terapia delle neoplasie ci sono stati notevoli passi avanti, sono molti i pazienti giudicati spacciati alcuni decenni fa che in questi ultimi anni hanno superato il problema, con questa innovativa cura determinata dal vaccino che rafforza il sistema immunitario e non permette il progredire delle cellule maligne, si è a un passo dalla vittoria nell’affermazione della vita, contro il male assoluto dello scorso secolo.

Grazie alla ricerca scientifica e tutti i professionisti che si dedicano ad essa.

Neoplasie,grazie alla ricerca scientifica, ottime speranzeultima modifica: 2008-01-23T23:00:00+01:00da iserentha
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