27 gennaio, per non dimenticare

Per non dimenticare anche da parte di mio padre.

Mi chiamo Aldo Serentha. Ho 83 anni. Lo scopo di questo spazio è quello di portare a conoscenza la mia prigionia nei lager tedeschi.

Credo che probabilmente sarò uno dei pochi sopravvissuti a quell’inferno…vista anche l’età!!!
Nel settembre del 1943, dopo l’ultima chiamata alle armi della classe 1924 (ovvero la mia) da parte del generale Badoglio, mi ero presentato al 37° Reggimento Artiglieria di Albenga, caserma Piave.
Trovarmi in una situazione del genere alla bella eta’ di 19 anni, lascio immaginare a voi, quale potesse essere il mio stato d’animo.
A causa dell’armistizio di Badoglio, il mio reggimento era stato trasferito a Garessio e costretto a lasciare le armi ai tedeschi.
Fummo costretti tutti quanti ad una scelta, dopo il discorso del gerarca compiacente ai tedeschi, di aderire o meno alla repubblica di salo’, furono pochissimi ad accettare di diventare camicie nere.
Inutile dire che dopo qualche giorno, mi ritrovai  con i miei compagni su uno dei treni diretti a Berlino con l’obiettivo di andare a lavorare nei campi di lavoro tedeschi.
Appena entrati nei lager, ci arrivò una pioggia di insulti da parte dei prigionieri francesi, inglesi e tedeschi, per via d’essere in una posizione di ex alleati dei nazisti e di voltagabbana, dimostrazioni a riguardo, anche nei nostri giorni, evidentemente e’ inserito diffusamente nel nostro dna.
Oltre 700000 soldati erano destinati al lavoro forzato nelle fabbriche tedesche… io ero nel DWM di Luckenwalde.
Io e i miei compagni dovevamo lavorare dalle 6 alle 18 tutti i giorni con vitto di pochissime calorie che ci veniva fornito solo a cena.
Il sonno era impossibile in quanto i bombardamenti erano incessanti… il mio stato fisico e psicologico iniziò a peggiorare visibilmente.
Alla fine della prigionia pesavo 38 Kg!!!
Non potevamo avere notizie di alcun tipo dall’Italia anche se per mia fortuna dopo diversi mesi arrivarono dei pacchi alimentari da parte dei miei genitori e di quelli che sarebbero poi diventati i miei suoceri.
Molti internati morirono di tubercolosi e malattie intestinali, altri morirono sotto i bombardamenti… e anche in questo direi di essere stato fortunato in quanto mi arrivò una bomba a 30 metri di distanza che non scoppiò!!
Ad Aprile del 1945 arrivarono i soldati russi a liberarci, trattandoci con molto rispetto… e a Settembre riuscimmo a prendere il treno che ci riportava a casa in quanto tutte le linee ferroviarie erano interrotte…
Ricordo ancora oggi quel giorno che avevamo protetto una ragazza tedesca, avvisando la madre e la zia che doveva essere violentata la sera stessa dai soldati russi… la ragazza ebbe il tempo di fuggire…
Rammento il desiderio di trattenerci in quel paese da parte della popolazione locale, italiani brava gente, si usava ancora dire.
Al nostro ritorno, purtroppo non fummo bene accolti, in quanto molti partigiani credevano che avevamo collaborato con i fascisti repubblicani!!!  
Nel 1945 le truppe naziste in ritirata fecero delle vere e proprie stragi di soldati italiani per il tradimento e la mancata adesione alla repubblica fascista…
Io e i miei compagni di sventura non abbiamo avuto e mai avremo rancore verso il popolo tedesco, ma speriamo e continueremo a sperare che i popoli non parlino più di guerra e di massacri di innocenti… anche se la storia delle guerre
purtroppo non sembra insegnare!!!
Alcune immagini dell’olocausto,affinchè non si spenga mai la luce di quel ricordo, non ha importanza che esistano i negazionisti di quella mostrosuità del genocidio, l’immane tragedia perpetrata su un popolo, dei prigionieri politici e militari, negli anni anche recenti si sono ripetute altre barbarie,in Cambogia da parte di Polpot,in Cile da parte di Pinochet,in Argentina complice la dittatura militare,in Cecenia per la mancata concessione dell’autonomia di quel popolo da parte del governo russo,in Ruanda nella guerra civile con le responsabilità anche europee, in Darfur complice le autorità politiche sudanesi e più recentemente la dittatura birmana con la dura e criminale repressione sui monaci tibetani e in Kenia,con l’inizio di una possibile guerra civile complice brogli elettorali.
Affinchè questi fatti, questi crimini non passino nelle coscienze di tutti noi,come fatti lontani,che sfiorano appena la nostra visione poichè appresi mediaticamente,anche nella libera e democratica Europa, si affacciano movimenti con ideologie fasciste e naziste,pare con il comune denominatore della xenofobia e del razzismo, per tutti questi motivi la giornata del 27 gennaio sia interpretata come momento di riflessione e del ricordo.
27 gennaio, per non dimenticareultima modifica: 2008-01-27T00:40:00+01:00da iserentha
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6 pensieri su “27 gennaio, per non dimenticare

  1. … Non sò come cominciare questo commento… Volevo intanto ringraziare tuo padre per la sua testimonianza… Per il resto ti giuro non sò cosa dire perchè sono bloccato, non riesco a scrivere qualcosa di concreto…

    La giornata della memoria è sempre difficile da descrivere, perchè è la storia stessa a definire la Shoah e l’Olocausto… Commenterò altri post 🙂

    Sul nostro blog, ho lasciato un link nell’ultimo post su questa pagina del tuo blog, cosicchè tutti possano leggere le parole di tuo padre…

    Ciao Ivo

  2. In troppi abbiamo dimenticato quel che ha significato per milioni di persone la xenofobia…
    Quanti giovani si “rivestono” con questa etichetta…
    Vorrei che si fermassero a pensare che la vita è un dono di Dio e che solo Lui può toglierla…
    La vita è un diritto per tutti! Senza distinzioni per razza, colori, tratti somatici,o altro!

  3. Grazie Riskiara per il commento, le tue parole sono benvenute, nonostante siano passati poco più di 60anni da questa immane tragedia, sembrerebbe ormai sepolto per molti versi il ricordo, sta a noi portarlo ugualmente alla ribalta.

    Ciao Fabri,

    I commenti sono esauribili nel prendere atto e di sensibilizzare diffondendo il ricordo,nella pagina più tremenda della storia dell’uomo.
    Anche a nome di mio padre ti ringraziamo per la tua volontà d’esser testimone della storia non solo sua, ma di buona parte della loro generazione, ritrovarsi a 20 anni in quelle condizioni dev’essere mostruoso,affinchè la maledetta storia non si ripeta meglio ricordare solennemente la giornata del 27 gennaio, sperando che non si limiti alla celebrazione ma che sia nella vita di tutti noi un monito per tutta l’umanità.

    Buona serata, Ivo

  4. Io mi ritengo fortunata quando ho la possibilita’ di ascoltare la storia raccontata di persona da chi in quel periodo ha vissuto la propria giovinezza, cosi’ diversa da quella che vivono i ragazzi di oggi. E’ importante che persone come tuo padre raccontino ai nostri giovani la loro esperienza e per i giovani deve essere un privilegio poterla ascoltare. Un conto e’ leggere la storia su un libro, un conto e’ ascoltarla dalla voce di chi l’ha subita, l’ha vissuta ed e’ sopravvissuto. La memoria di quei tempi loro non l’hanno perduta. Per non dimenticare. Mai.
    Un saluto affettuoso a te e al tuo magnifico papa’.
    Anna

  5. Quanto raccontato da tuo padre sia monito per quanti oggi parlano a vanvera e non hanno idea di cosa significhi vivere senza il minimo barlume di democrazia e rispetto dell’ essere umano. Quando sento qualcuno dire ci vorrebbe una dittatura per sistemare le cose,quando si parla di immigrati solo come merce e di guerra con facilità, gli chiedo sempre di contare fino a cento e,nel frattempo, provare ad immaginare di essere un soggetto coinvolto.
    Riguardo la Chiesa e la politica,la Chiesa da sempre fà politica,il guaio è che fà ormai quella sporca,come i partiti.
    Buona settimana,Giorgio.

  6. Grazie Anna e Giorgio,

    Appena sarà possibile farò leggere i vostri commenti a mio padre,siete stati molto cari,sarà sicuramente motivo di soddisfazione per lui e per tutta la famiglia, affinchè il sacrificio di milioni di persone sia un monito per noi e le nuove generazioni.

    Un abbraccio ,Ivo

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