Legge interruzione di gravidanza, con la destra dietro l’angolo la restaurazione ormai è vicina

Testo congiunto dei direttori delle cliniche ginecologiche delle università romane
“Un neonato vitale, in estrema prematurità, va assistito anche se la madre è contraria”

Aborto, documento dei ginecologi
“Il feto deve essere rianimato”

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ROMA – “Un neonato vitale, in estrema prematurità, va trattato come qualsiasi persona in condizioni di rischio, e assistito adeguatamente”. Così si legge in un documento congiunto, firmato dai direttori delle cliniche di Ostetricia e Ginecologia di tutte e quattro le facoltà di Medicina delle università romane: La Sapienza, Tor Vergata, la Cattolica e il Campus Biomedico. Secondo i cattedratici, infatti, “con il momento della nascita la legge attribuisce la pienezza del diritto alla vita e, quindi, all’assistenza sanitaria”. Di fatto, nel caso in cui un feto nasca vivo dopo un’interruzione di gravidanza, il neonatologo deve intervenire per rianimarlo, “anche se la madre è contraria, perché prevale l’interesse del neonato”.

Il documento è stato presentato al termine di un convegno, promosso dalle stesse cattedre, all’ospedale Fatebenefratelli di Roma, in occasione della Giornata della Vita. “Nell’immediatezza della nascita – afferma Cinzia Caporale, biologa e membro del Comitato nazionale di Bioetica – il medico deve agire in scienza e coscienza sull’opzione di rianimare, indipendentemente dai genitori, a meno che non si palesi un caso di accanimento terapeutico”.

Nel documento, il caso degli aborti dopo la 22esima settimana non viene esplicitamente citato, ma la presa di posizione ricalca le preoccupazioni già espresse dai vescovi italiani, riguardo ai casi di interruzione volontaria di gravidanza dopo il quarto mese, quando cioè le moderne tecniche di rianimazione consentirebbero di mantenere in vita il feto.

“L’attività rianimatoria esercitata alla nascita – si legge nel testo – dà il tempo necessario per una migliore valutazione delle condizioni cliniche, della risposta alla terapia intensiva e delle possibilità di sopravvivenza, e permette di discutere il caso con il personale dell’Unità ed i genitori”. Tuttavia, concludono i firmatari, “se ci si rendesse conto dell’inutilità degli sforzi terapeutici, bisogna evitare a ogni costo che le cure intensive possano trasformarsi in accanimento terapeutico”.

Il medico, quindi, come precisa Caporale, deve rianimare sempre. Nell’ipotesi in cui il feto sopravviva all’aborto “non ritengo necessario chiedere il consenso della madre – sottolinea la biologa membro del Comitato nazionale di bioetica – in questo caso infatti si esercita un’opzione di garanzia con cui si tutela un individuo vulnerabile e fragile, qual è il neonato, in una fase in cui non si hanno certezze cliniche”. “Secondo me – aggiunge – si può presumere lo stato di abbandono giuridico del neonato da parte della madre, che ovviamente può tornare indietro sulla sua decisione”.

“Non si può decidere di assistere un neonato solo in base alla settimana di gravidanza – spiega Domenico Arduini, direttore della Clinica ostetrica e ginecologica di Tor Vergata – ma in base alla patologia della madre e del figlio. Un bambino nato alla 21esima settimana non sopravvive, ma già a partire dalla 22esima ha tra il 14 e il 26% di possibilità”. Salgono le aspettative di vita dalla 23esima settimana: “Al primo giorno le probabilità oscillano tra il 30 e il 47% – dice Giuseppe Noia, docente di Medicina prenatale alla Cattolica – oggi rispetto a dieci anni di fa migliorano le aspettative di sopravvivenza, ma il problema della scelta dell’assistenza è sul futuro del neonato e un’eventuale disabilità. Alcuni genitori preferiscono addirittura che i loro bimbi non vengano assistiti”.

Da la repubblica web

A questo punto tanto varrebbe convincere la donna a terminare la gravidanza e lasciare il nascituro all’ospedale materno, in attesa che possa essere adottato, tra l’altro è una possibilità già prevista, una norma che permette la donna di restare anonima, per evitare abbandoni criminali tipo quelli dei cassonetti.

Punto secondo, il papa,il clero che tanto si adoperano per sensibilizzare il tragico problema dell’interruzione di gravidanza, siano in prima fila nel proporre sistema annticoncezionali, anche se le chiese la domenica mattina sono sempre meno frequentate, una predica in tal senso sarebbe da considerare evangelica e umanitaria, nel proporre condom,preservativi e ogni tipo di anticoncezionale, anche per scongiurare d’esser contagiati dal virus dell’aids.

Dal punto di vista medico,lo dichiarino prima di voler tentare di salvare la vita al bambino, in questo modo la donna che ha deciso l’interruzione potrà valutare se rivolgersi ad altra equipe.

Contrastare la pillola del giorno dopo, sia dal clero che dai soliti obiettori di coscienza che operano nelle strutture sanitarie, anche da questo punto di vista mi da parecchio l’idea che sia in atto una restaurazione religiosa che non ha similitudini in tutta Europa, ma come al solito noi italiani sappiamo distinguerci molto bene per esserne sempre più fuori dalla comunità, non solo per i palesi mancati diritti sociali, economici, di rifiuti domestici e industriali, una giustizia lenta come lumache,il permettere lo schiavismo extracomunitario nel lavoro e nella prostituzione.

Non ci meraviglieremo quel giorno, se decideranno di sbatterci fuori dall’Europa perchè indegni.

Legge interruzione di gravidanza, con la destra dietro l’angolo la restaurazione ormai è vicinaultima modifica: 2008-02-03T14:30:32+01:00da iserentha
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7 pensieri su “Legge interruzione di gravidanza, con la destra dietro l’angolo la restaurazione ormai è vicina

  1. che vergogna e che paura…
    come sono celeri nel voler “aiutare” l’individuo appena esistente e in contemporanea spietati con la madre (femmina) che esiste già a un bel pò…

    e meno male che vogliono pure evitare di andare incontro all’accanimento terapeutico!

  2. Che dire Giulia,siamo nati e viviamo in questo paese, in una realtà molto distante dalla visione sociale della media europea, ma questo è lo scenario in cui siamo inseriti,ho l’impressione che siamo solo all’inizio di una restaurazione di natura conservatrice e religiosa, tra l’altro quest’ultima aumenta la pressione d’ingerenza in proporzione al discreto svuotamento dalla partecipazione alle loro funzioni, se questa è la loro ricetta per invertire la tendenza, evidentemente hanno capito poco del fenomeno in atto.

    Saluti,Ivo

  3. Se posso dire il mio pensiero, penso sia giusto cercare di salvare un neonato dopo che il tentativo di abortire da parte della ” madre” che lo porta in se’.
    Non credo che questo possa dipendere dal essere conservatore o dalla religione che una persona ha, ma piutosto da un senso civico della visione della vita nostra e altrui.

    un saluto, robi

  4. Questa situazione secondo me, come già espresso dev’essere comunicata alla volontà di mancata maternità, normalmente queste gravidanze sono frutto di rapporti superficiali,anomali,violenti in alcuni casi,ignoranti delle più elementari norme anticoncezionali, nulla da eccepire sul tentativo di salvare la vita umana, la mia polemica è determinata dal sensibilizzare in modo unilaterale questo aspetto,gridare all’omicidio e nello stesso tempo ipocritamente non dire alcunchè su metodi contraccettivi, a parte il cosiddetto conteggio dei giorni, che è un pagliativo ridicolo.

    Ciao roby,Ivo

  5. Messo in chiave polemica potrei dire: “perchè se sei contrario alla pena di morte appoggi l’aborto?”
    Il credo religioso che tu accusi dichiara che nessun uomo,in nessuna situazione (nemmeno davanti ad un omicidio), possa decidere la condanna a morte di un altro essere umano;una logica (ne stiamo parlando superficialmente) più coerente direi.
    Tanto sappiamo nessuno si discosterà dalla propria opinione,buona settimana,Giorgio.

  6. E dopo che hanno “salvato la vita” di questi bambini, cosa hanno intenzione di fare “lorsignori” il giorno dopo, sempre per salvare la vita a questi bambini e alle loro madri? Li invitano a pranzo e cena a casa loro? Si assumono la responsabilita’ di dar loro un’educazione adeguata e tutta l’assistenza morale e materiale di cui avranno bisogno? La legge 194 e’ chiara , va solo applicata come si deve. Quando una donna decide di abortire significa che i problemi sono grossi e si trova gia’ in stato di abbandono e solitudine interiore. Provassero “lorsignori”, provassero…La pena di morte, in questo caso, e’ non aiutare le donne nelle loro scelte. Certamente…molte non vorrebbero nemmeno essere incinta….ma spesso non dipende solo da loro…
    L’uso del preservativo va insegnato alle scuole elementari, come quello dello spazzolino da denti!
    Ma cosa ne sa la chiesa di donne incinte? Di tutto quello che passa loro per la mente in quei mesi?
    Scusa lo sfogo, ma proprio in questi giorni ho avuto l’occasione di assistere alla nascita di una bambina, non riconosciuta dalla madre. Il padre non si e’ nemmeno visto, lui la sua parte l’aveva fatta a suo tempo…Sono cose che fanno un male dannato…
    Anna

  7. Meglio non aggiungere altro Giorgio,le nostri posizioni sono antitetiche, un mondo con pensieri uniformi per tutti quanti sarebbe un disastro.

    Ciao Anna, ho ascoltato una trasmissione a riguardo,un dottore pediatra si chiedeva, se tutte le gravidanze che dimostrano malformazioni o problemi molto gravi dovessero continuare, non ci sarebbero posti letto per seguire questi gravi problemi, come affermi tu le strutture sociali in questo paese sono insufficienti, qualche perla qua e là, ma in un panorama generale avvilente.

    Non si vuole imporre alcunchè ma neanche subire.

    Buona serata a entrambi,Ivo

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