Legge 194 e i drammatici risvolti di questa storia

“Perché ho abortito
da quel ginecologo”

Ermanno Rossi, il ginecologo suicida

 

Otto donne indagate: “Da lui
riserbo e comprensione”
ALESSANDRA PIERACCI
GENOVA
Perché non ho abortito in ospedale? Perché avrei dovuto sottopormi a una procedura umiliante, fatta di test, domande, colloqui. Avevo già preso la mia decisione, la gravidanza sarebbe stata impossibile. E volevo fare presto, come desiderano tutte le donne nelle mie condizioni, per cercare poi di dimenticare e andare avanti». E adesso? «Adesso io che cercavo solo riservatezza e comprensione dovrò presentarmi davanti un magistrato per rispondere a domande su una vicenda personale, intima, dolorosa».

Affranta e spaventata, questo è lo stato d’animo di una delle otto donne indagate per aver abortito clandestinamente: dal punto di vista penale il rischio è di dover pagare alla fine 51 euro, ma la preoccupazione è un’altra, quella di essere obbligata a rivelare una verità tenuta gelosamente segreta. Una situazione difficile e delicata, che ha già fatto una vittima, Ermanno Rossi, 54 anni, stimato ginecologo del Gaslini, specializzato in parti difficili, che, dopo una giornata di perquisizioni dei Nas, alle 6 in ospedale, poi a casa e in studio, si è ucciso, lunedì sera, gettandosi dalla finestra del suo ambulatorio all’undicesimo piano del grattacielo di Rapallo. Lascia la moglie e un bimbo di 11 anni.

Dopo questa tragedia, lo stretto riserbo intorno all’inchiesta è giustificato proprio dalla preoccupazione nei confronti delle donne coinvolte, otto, appunto, quanti sarebbero i casi di aborto praticati da ottobre a marzo. «Vogliamo tutelarle in ogni modo», dice il pm Sabrina Monteverde, che coordina le indagini iniziate «quasi per caso», cinque mesi fa, da una conversazione rilevata nel corso di un’ intercettazione telefonica disposta nell’ambito di un altro procedimento, con ipotesi di reato diverse ma di una certa gravità, tale da giustificare appunto il controllo delle telefonate.

Il ginecologo Ermanno Rossi aveva ottima fama e una clientela molto vasta. Sarebbero state proprio alcune delle sue pazienti a chiedergli di poter abortire con riservatezza, e lui le avrebbe accontentate. La parcella, 500 euro, non era selettiva da signore della «Genova bene», ma affrontabile da pazienti di fasce sociali diverse. «Donne normali» dicono gli inquirenti, che però al momento non escludono la possibilità che qualcuna fosse minorenne. L’ipotesi di interruzioni di gravidanza effettuate oltre il limite di tre mesi previsto dalla legge 194, invece, al momento non trova conferma da parte del magistrato.

L’inchiesta è destinata a concludersi entro la fine del mese: le perquisizioni avrebbero fatto trovare medicinali e strumenti utilizzabili per le interruzioni di gravidanza, alcuni testimoni sono già stati sentiti, mentre inizieranno la prossima settimana, in un luogo riservato, gli interrogatori delle donne coinvolte. «Donne normali, che dobbiamo tutelare», ripete il pm. Tra loro, anche chi era rimasta incinta in seguito a una relazione extraconiugale e non poteva affrontare un’interruzione di gravidanza in una struttura pubblica.

Il caso genovese ha provocato reazioni e commenti. Silvio Viale, il ginecologo torinese promotore della RU486 in Italia, denuncia: «Qualunque siano i contorni giudiziari della vicenda, Ermanno Rossi è vittima della non applicazione della 194, di chi affronta il tema solo per porre ulteriori ostacoli alle donne e di chi non ha il coraggio di affrontare i reali problemi della legge. Le polemiche a senso unico contro le donne che abortiscono, contro i medici che fanno aborti, contro la RU486 contribuiscono a creare un clima di diffidenza verso le procedure della 194 ed inducono i medici all’obiezione di massa».

Da la stampa web
Da questa drammatica storia si possono trarre delle conclusioni, chi decide per qualsiasi motivo d’interrompere una gravidanza lo farà in modo legale o clandestino, al di là del ceto sociale, che sia benestante o di povertà, una situazione impossibile da sostenere per molte ragioni, continuando il ragionamento si può intravedere come la situazione dovuta all’obiezione di coscienza porti a rivolgersi in pratiche semi-clandestine, considerando anche gli ostacoli alla diffusione della pillola abortiva e dei cosiddetti movimenti della vita,è come quadrare il cerchio, se da questa esperienza umana si può trarre una morale, penso che più si osteggerà la legge 194, più la piaga dell’aborto clandestino avrà spazio con il conseguente aumento delle donne che perderanno la vita sotto i ferri di criminali compiacenti e di politiche scriteriate.
Per quanto potrà migliorare la conoscenza su metodi anticoncezionali, questi casi saranno sempre attuali, frutto di rapporti occasionali, violenze,prostituzione e ignoranza, sempre ampiamente diffusa anche nel terzo millennio.
Legge 194 e i drammatici risvolti di questa storiaultima modifica: 2008-03-13T22:18:21+01:00da iserentha
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