Tibet, violenza e criminali assassinii contro i pacifici dimostranti

Morti e feriti nella capitale Lhasa,
il leader spirituale sferza Pechino
LHASA
In Tibet come in Birmania i monaci buddhisti sono tornati protagonisti delle proteste contro un regime. Dopo quattro giorni di manifestazioni anti-cinesi la polizia ha represso nel sangue una manifestazione a Lhasa, capitale della regione himalayana occupata dall’esercito di Pechino nel 1949. Diverse fonti parlano di un numero imprecisato di morti, di decine di feriti. La protesta era iniziata lunedì con la marcia di 500 religiosi partita dal monastero di Drepung. Il Dalai Lama, il leader spirituale del Tibet, in esilio dopo le rivolte del 1959, ha denunciato un uso «brutale» della forza ed esortato il governo di Pechino alla moderazione. Alla sua voce si sono unite quelle dell’Unione europea e degli Stati Uniti. Le testimonianze che arrivano da Lhasa parlano di «caos e paura». Il ministero degli Esteri italiano ha diffuso una nota in cui sconsiglia viaggi in Tibet. Lo stesso ha fatto il dipartimento di Stato americano.

L’esercito cinese ha circondato i tre grandi monasteri di Lhasa: Ganden, Drepung e Sera, considerati i «tre pilastri» del Tibet. Altri due sono stati vietati ai turisti. Lo ha riferito la “Campagna internazionale per il Tibet”. In quello di Sera i religiosi hanno continuato uno sciopero della fame per protestare contro l’assedio militare mentre altri due monaci, secondo Radio Asia Libera hanno tentato il suicidio.

A Lhasa vi sono stati episodi di violenza contro l’etnia Han, privilegiata dalle autorità cinesi nella distribuzione dei benefici, rispetto all’etnia tibetana e alla minoranza Hui. Diversi negozi sono stati bruciati nel mercato Tromsikhang mentre blindati presidiano l’area attorno al Palazzo Potala, una volta residenza invernale del Dalai Lama.

I monaci hanno guidato una protesta anche fuori dal Tibet: circa quattromila persone hanno marciato dal monastero di Labrang alla vicina cittadina di Xiahe, nella provincia di Gansu.

Da la stampa web

Sondaggio del corsera 
Da più parti in Italia e in Occidente si levano voci che chiedono di boicottare i Giochi olimpici del 2008 finchè Pechino non farà passi chiari per il rispetto dei diritti umani in Cina.

Secondo voi l’Italia deve boicottare l’Olimpiade di Pechino?

  • 87.4%

  • No

    12.6%

Numero votanti: 451

Da corsera web http://www.corriere.it/appsSondaggi/pages/corriere/archivio.jsp

A mio parere come ho già affermato più volte, da parte nostra è doveroso boicottare i giochi olimpici almeno televisivamente, sono sicuro che la nostra federazione sportiva non prenderà mai la decisione di abbandonare la manifestazione, sono troppo alti gli interessi per la più importante economia esistente oggi, infatti il Cio se fosse stato onesto non avrebbe permesso di far svolgere le Olimpiadi in una paese dove mancano i più elementari diritti umani non solo in Tibet.

Sono emotivamente scosso per la situazione dei poveri dimostranti in Tibet, ma in questo momento devono fare tutto il possibile per contestare, i media di tutto il mondo sono obbligati a riportare questi fatti criminali perpetrati dalle forze dell’ordine cinesi.

Tibet, violenza e criminali assassinii contro i pacifici dimostrantiultima modifica: 2008-03-14T18:30:00+01:00da iserentha
Reposta per primo quest’articolo

3 pensieri su “Tibet, violenza e criminali assassinii contro i pacifici dimostranti

  1. Per ciò che riguarda il boicottaggio dei prossimi giochi è da molto tempo che lo affermo, sui prodotti made in china anch’io propongo la massima attenzione, ma a volte sono fuorvianti le etichette, sia per la mancanza della provenienza e addirittura con indicazioni non corrispondenti al vero, sono molti i prodotti incontrollabili con inserita provenienza nostrana e lavorati da quelle parti.

    Ciao,Ivo

Lascia un commento