Acquedotto di Torino,aumentano i consumi

Aggrappati al rubinetto
Un torinese su quattro rinuncia
all’acqua minerale
EMANUELA MINUCCI
TORINO
Liscia, gassata o del rubinetto? La terza che abbiamo detto. Ma non in Italia, che già sarebbe una notizia, bensì a Torino, meglio nota come la capitale dell’acqua minerale. Neppure Carlo Foppa, presidente dell’Agenzia Servizi pubblici locali, una volta esaminati i risultati emersi dalle interviste, ci credeva: «Nell’ultimo anno è diminuita paurosamente la quota di torinesi che beve acqua minerale. Un’inversione di tendenza cui ha dato certamente una buona mano la congiuntura economica».

Ma scorriamoli questi dati che hanno fatto la felicità dell’amministratore delegato della Smat Paolo Romano: «Nel 2007 si è verificata una sensibile diminuzione dei torinesi che scelgono di bere solo o spesso l’acqua minerale perché la considerano più buona di quella del rubinetto. E la tendenza continua» si legge nel dossier. Commenta Foppa: «Studiando i diagrammi raccolti dalla nostra équipe si arriva alla sostanza: il 25 per cento dei torinesi ora si fida, beve e ritiene buona, oltre che economica, l’acqua del rubinetto». Una sintesi cui si giunge attraverso tabelle che raccontano dell’odore, della limpidezza e del sapore dell’acqua che sgorga libera nelle nostre cucine. E, come spiega l’ad della Smat, «gli sforzi compiuti dall’acquedotto negli ultimi anni sono ampiamente ripagati da dati che sono musica».

Se poi si confrontano i numeri recenti con quelli raccolti nell’anno delle Olimpiadi, alla Smat devono davvero fregarsi le mani: due anni or sono i torinesi che si fidavano del prodotto fornito dall’acquedotto erano soltanto il 10 per cento. Insomma si brinda (naturalmente ad acqua) alla Smat di corso XI Febbraio, e pazienza se nella stessa giornata di ieri, anche un’azienda di acqua minerale, la Sant’Anna di Vinadio, cantava vittoria segnalando un più 30 per cento delle vendite in tutta Italia: «Questo incremento non è in contraddizione con il fatto che a Torino, nell’ultimo anno, si sia bevuta più acqua del rubinetto – ha commentato Foppa – perché è questo concetto ad emergere dalla nostra statistica. E non può che farci un enorme piacere».

Più scorri le pagine del rapporto firmato dall’Agenzia Servizi pubblici locali, e più scopri che i torinesi – magari costretti dalla stretta economica a dissetarsi dal rubinetto – sono diventati degli autentici sommelier dell’acqua: il 29 per cento si lamenta di una presenza «ancora eccessiva del calcare», ma il 90 per cento la considera limpida e inodore. Nell’ultimo anno, poi, gli abitanti di Torino e provincia hanno notato che il sapore dell’acqua che sgorga dai tubi dell’acquedotto è notevolmente migliorato, passando dal giudizio «accettabile» a «buono». Riassumendo, come spiegano in Comune, c’è da registrare una generale soddisfazione per il gusto dell’acqua che esce dal rubinetto delle nostre case. Ma non solo tra i torinesi prevalgono i giudizi nettamente positivi. Anche tra gli abitanti dei 193 Comuni della provincia serviti da Smat, Coloro poi che si definiscono «molto o abbastanza soddisfatti sono a quota 88,8 per cento, mentre nei Comuni della provincia questa media scende in modo impercettibile arrivando a 87,7 per cento. E gli insoddisfatti che dopo aver assaggiato l’acqua del rubinetto si dichiarano poco e per nulla soddisfatti? Soltanto una persona su dieci, in entrambi i territori considerati.

Questi dati, oltre che la gioia dell’ad Romano, faranno la felicità anche dei responsabili della rivista «Altroconsumo» che da anni vanno predicando che l’acqua del rubinetto è buona quanto quella imbottigliata ed è molto più ecologica. Felici loro e felici, naturalmente, anche gli ambientalisti. E una seconda buona notizia per loro arriva anche dal fronte acque minerali. Le fonti Sant’Anna, infatti, hanno inventato la bottiglia in mais che viene «divorata» dai microorganismi presenti nella discarica. E sparisce.

Da la stampa web
Ottima scelta,per ovviare al mercato impazzito delle acque in bottiglia, prodotti che dal centro-sud Italia vengono trasportati al nord e viceversa,da tener conto la conservazione delle stesse negli stoccaggi di magazzino, se esposte al sole con il calore che ne deriva, il pvc dell’involucro inquina il liquido, posso testimoniare anch’io delle migliore qualità dell’acquedotto a Torino, in effetti il classico odore di cloro è particamente svanito, se nella vostra realtà esiste questo problema potreste con un minimo d’organizzazione far decantare l’acqua per alcune ore e l’odore volatilizza.
Un forma di risparmio e assolutamente più tutelati dai controlli periodici dell’acquedotto del vostro comune, un particolare che nessuna società dell’imbottigliamento può garantire così scrupolosamente.
Acquedotto di Torino,aumentano i consumiultima modifica: 2008-03-15T19:21:56+01:00da iserentha
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