Pino Masciari, la sua disperazione dovuta all’affermazione di legalità

Torino esprime solidarietà a Pino Masciari, testimone di giustizia

Pino Masciari insieme a Piero Ricca al Vday di Torino nello scorso settembre

ESSERE “TESTIMONE DI GIUSTIZIA”

Forse, questo Pino Masciari, l’avete visto su qualche raro giornale o alla tv in questi giorni… La sua storia, a riflettori spenti, va avanti da ben 11 anni: da quando, nel 1997, fu sottoposto a un Programma Speciale di Protezione, insieme a sua moglie Marisa e ai suoi due bambini, per aver denunciato, da imprenditore costretto a pagare il pizzo, la ‘ndrangheta e le sue collusioni con alcune Istituzioni calabresi. Rientrare in “un Programma Speciale di Protezione” e diventare “testimone di giustizia” significa lasciare la propria terra per trasferirsi in una località protetta, incognita e isolata; significa essere privati del diritto di lavorare e ricevere dunque un sussidio statale; significa stare sotto scorta e sforzarsi di vivere il più possibile nell’ombra. La legge prevede che, dopo un certo periodo di tempo, il testimone di giustizia e la sua famiglia possano rientrare nella società come cittadini “normali”, non costretti cioè a nascondersi; la stessa legge mette a disposizione gli strumenti per ricreare le condizioni di vita originarie, precedenti alla denuncia.

LA PROTESTA DI PINO

Il Programma Speciale di Protezione della famiglia Masciari è scaduto nel 2005 e da allora Pino è in attesa di poter tornare a fare liberamente l’imprenditore. Ma, in assenza di segnali dalle Istituzioni e deciso, ora più che mai, a compiere l’estrema protesta: lunedì 31 marzo Pino ha abbandonato la località protetta per recarsi, senza scorta, in Calabria. Deluso dalle Istituzioni, considerandosi da esse abbandonato e tradito, è partito per chiedere definitivamente una soluzione al suo caso. Nel Comunicato Stampa diffuso lunedì si legge:

“Chiedo formalmente al Presidente del Consiglio Romano Prodi, al Ministro dell’Interno Giuliano Amato e al Viceministro dell’Interno Marco Minniti con delega alla Commissione Centrale ex art. 10 L. 82/91 di risolvere tempestivamente prima della consultazione elettorale la mia annosa vicenda, garantendo il diritto al lavoro e la sicurezza presente e futura per me e la mia famiglia. Contemporaneamente chiedo formalmente ad una qualsiasi delle Nazioni dell’Unione Europea o altra Nazione l’ADOZIONE della mia famiglia, per mia moglie ed i miei due figli, perché si prenda cura di loro con la dovuta sicurezza. Io no! Scelgo di rimanere nel mio paese, a rischio della vita, per proseguire la strada della denuncia civile e legale dell’impotenza delle Istituzioni, che alle parole non fanno seguire i fatti concreti e per raccontare la verità sulla lotta alla mafia in Italia: chi non scende a compromessi con le dinamiche mafiose deve essere fatto fuori, in un modo o nell’altro. Lascio dunque in data odierna la località protetta per arrivare in Calabria…” Fino ad oggi le risposte dal mondo politico interpellato tardano ad arrivare; ciononostante l’Onorevole Francesco Forgione, Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia sotto il Governo Prodi, ha dichiarato, in un’ANSA del 31 marzo: “Io credo che l’appello di Pino Masciari vada raccolto. Per questo – aggiunge Forgione – mi rivolgo al Ministro dell’Interno, Giuliano Amato, ed al vice Ministro, Marco Minniti, affinche’, prima della conclusione della legislatura, si giunga ad una definitiva soluzione di una vicenda che si trascina da troppi anni. Bisogna definitivamente sancire che i testimoni di giustizia non sono un costo per lo Stato, ma una risorsa. Chi collabora a sconfiggere le cosche deve poter vivere una vita sicura e ricostruirsi un’attivita’ lavorativa che consenta il massimo della serenita’ anche alla sua famiglia. Con tutti i testimoni lo Stato prende un impegno che non puo’ restare a meta’’’.

 

LA SOLIDARIETA’ DEI CITTADINI

Mentre Pino sta viaggiando in Calabria, tantissimi cittadini gli stanno dimostrando la loro solidarietà. A Torino, oltre al presidio permanente davanti alla Prefettura (24h su 24h, durerà fin tanto che si prolungherà la protesta di Pino), hanno costituito presidi fissi anche l’ITI Giordano Bruno, l’ITI Majorana, l’ITI Boselli.

Gli spostamenti di Pino e le iniziative organizzate in suo appoggio sono quotidianamente documentate sul suo blog. Su La Stampa potete invece leggere un articolo in cui si racconta un episodio “esemplare” della vita di Pino, “testimone di giustizia” privo della necessaria protezione da parte dello Stato…

[ da la stampa web ]

Una storia quella di Pino che testimonia la situazione italiana nel mezzogiorno, un imprenditore che si è ribellato al pizzo della criminalità calabrese,da molti anni costretto a nascondersi con grandissimi problemi di protezione, se le istituzioni non prendono provvedimenti atti a salvaguardare la vita di questi uomini insieme alla loro famiglia, non potranno esistere speranze di sconfiggere definitivamente le associazioni malavitose, a suo rischio e pericolo ha deciso d’uscire allo scoperto con enormi rischi della sua integrità o meglio di come sta vivendo in questi anni.

La solidarietà torinese si è manifestata in questi giorni, nonostante il momento poco propizio dovuto alla campagna elettorale, incrociamo le dita per Pino Masciari per una concreta svolta della sua posizione.

Pino Masciari, la sua disperazione dovuta all’affermazione di legalitàultima modifica: 2008-04-03T21:33:30+02:00da iserentha
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