Le mozzarelle alla diossina, il vino con acido muriatico,chi offre di più….

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di Paolo Tessadri

Concimi, sostanze cancerogene, acqua, zucchero, acido muriatico e solo un quinto di mosto. Con questo miscuglio sono stati prodotti 70 milioni di litri di vino a basso costo. Venduti in tutta Italia

AGGIORNAMENTO DEL 3 APRILE, ORE 19,50
Molti lettori chiedono che L’espresso faccia i nomi delle aziende coinvolte nello scandalo. Noi abbiamo pubblicato nell’articolo tutti i nomi e tutti gli elementi che siamo riusciti a raccogliere con certezza. Saremmo stati felici di pubblicare la lista completa delle ditte sotto inchiesta, ma non siamo riusciti a ottenerla. La richiesta di piena trasparenza su questa e su altre sofisticazioni alimentari che mettono a rischio la salute dei consumatori – come abbiamo scritto – non va rivolta a noi ma ai ministeri competenti: in questo caso, quello delle Politiche agricole e quello della Sanità

 

Di vino ne contengono poco: un terzo al massimo, spesso di meno. Il resto è un miscuglio micidiale: una pozione di acqua, sostanze chimiche, concimi, fertilizzanti e persino una spruzzata di acido muriatico. Veleni a effetto lento: all’inizio non fanno male e ingannano i controlli, poi nell’organismo con il tempo si trasformano in killer cancerogeni.
Secondo i magistrati di due procure e la task force che da sei mesi indagano sulla vicenda, questo cocktail infernale è il protagonista della più grande sofisticazione alimentare mai scoperta in Italia. Perché con la miscela tossica sono state confezionate quantità mostruose di vino. Gli inquirenti ritengono che si tratti di almeno 700 mila ettolitri: sì, 70 milioni di litri messi in vendita nei negozi e nei supermercati come vino a basso costo anche dai marchi più pubblicizzati del settore. Un distillato criminale che ha riempito circa 40 milioni di bottiglie, fiaschi e confezioni di tetrapack d’ogni volume, offerte a un prezzo modestissimo: da 70 centesimi a 2 euro al litro.

L’inchiesta è tutt’ora in corso: solo una parte dei prodotti pirata è stata sequestrata perché è impossibile rintracciare tutte le bottiglie. Ma gli elementi raccolti dagli investigatori mostrano un sistema industriale di contraffazione che nasce dalla criminalità organizzata e alimenta le grandi cantine: le aziende coinvolte nello scandalo sono già 20. Otto si trovano al Nord: in provincia di Brescia, Cuneo, Alessandria, Bologna, Modena, Verona, Perugia. Il resto invece è sparso tra Puglia e Sicilia: le sorgenti del vino contraffatto e dei documenti che gli hanno permesso di invadere le botti. Perché con questo sistema criminale i produttori riuscivano a risparmiare anche il 90 per cento: una cisterna da 300 ettolitri costava 1.300 euro, un decimo del prezzo normalmente chiesto dai grossisti del vino di bassa qualità.

[ da l’espresso web ]

Tombola, non era sufficiente lo scandalo delle mozzarelle ora anche il vino a basso costo con moltissimi prodotti chimici al suo interno, un quantitativo di bottiglie sparse in tutto il territorio di cui in questo momento non si conoscono i produttori e men che meno i distributori, si potrebbe consigliare di non acquistare prodotti di basso costo, non ho idea se sarà sufficiente, sta diventando difficile vivere nel nostro paese, non solo per motivi politici,economici, si è aggiunta l’emergenza alimentare, spero al più presto emerga l’elenco dei criminali truffatori.

Piove sul bagnato, oggi sono emerse le poco chiare produzione del pregiatissimo vino Brunello di Montalcino.

Il caso Montalcino
Inchiesta Brunello, sotto sequestro
vino e vigneti Banfi
Nuovo blitz della Finanza al Castello. Indagato il presidente del Consorzio Il reato ipotizzato dalla magistratura senese è frode in commercio per i presunti «tagli» con uve non Sangiovese


DAL NOSTRO INVIATO A SIENA — Praticamente come chiedere di aprire gli archivi dei servizi segreti. Perché l’inchiesta è delicata e la procura
Montalcino, la patria del vino (Foto Sestini)
Montalcino, la patria del vino (Foto Sestini)

generale fiorentina ha ricordato il dovere di riservatezza. Motivi che rafforzano il silenzio degli inquirenti senesi, che sono storicamente riservati. Dell’inchiesta sul Brunello «taroccato», però, parlano tutti. E non può essere altrimenti, visto che lo scorso martedì i finanzieri del Comando provinciale — diretti dal tenente colonnello Giovanni Padula e coordinati dal procuratore capo Nino Calabrese e dal sostituto procuratore Mario Formisano — hanno ripreso la macchina e sono nuovamente andati a Montalcino. Con un obiettivo preciso: sequestrare l’annata 2003 del Brunello prodotto da Castello Banfi, marchio storico della produzione vitivinicola toscana, polo d’eccellenza e punto di riferimento internazionali per gli amanti di Bacco. E non si sono limitati al sequestro , i finanzieri e gli ispettori dell’Icq del Ministero delle politiche agricole. Hanno anche recapitato un avviso di garanzia ai vertici della Castello Banfi: Enrico Viglierchio e Remo Grassi (nella foto a destra insieme a Yuri Chechi).

L’articolo continua chi vuole approfondire

http://corrierefiorentino.corriere.it/cronache/articoli/2008/04_Aprile/03/montalcino_inchiesta_brunello.shtml

Le mozzarelle alla diossina, il vino con acido muriatico,chi offre di più….ultima modifica: 2008-04-04T14:05:00+02:00da iserentha
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