I re tra i nulla tenenti,ovvero i più grandi furbetti del quartierino

Quei milionari nullatenenti

di Paolo Biondani

Da Ciarrapico a Tanzi, da Cragnotti alla dark lady Gucci, da Previti a Fiorani. Fanno la bella vita, abitano in ville da sogno ma risultano non possedere nulla. E da anni evitano di risarcire le vittime dei loro misfatti

Licio Gelli a Villa Wanda

Lo stavano inseguendo da un ventennio. Una lunga ma inutile caccia al tesoro. Tra residenze di comodo, cavilli procedurali, vecchie bancarotte e nuove aziende che si rivelano fantasmi legali. Ora i creditori di Giuseppe Ciarrapico, sulla carta imprenditore con mille interessi, eppure formalmente nullatenente di fronte alla legge, si preparano a modo loro a festeggiarne l’elezione a senatore.
La sua legislatura rischia di aprirsi con un pignoramento a Palazzo Madama: «Siamo già pronti a bloccare il suo stipendio di parlamentare. Finalmente Ciarrapico non potrà più prendere in giro la giustizia». A preannunciare «con la forza dell’esasperazione» questo attacco finale al portafoglio del neo-senatore berlusconiano, sono gli avvocati di una sessantina di vittime del crac dell’Ambrosiano.

Da quella storica bancarotta è passato più di un quarto di secolo. Ma fra i 38 condannati, almeno cinque sono riusciti a non risarcire neppure un centestimo. Dichiarandosi nullatenenti. Come Ciarrapico. L’imprenditore è stato più volte indicato, senza contestazioni, come titolare di società editoriali, stabilimenti termali, cliniche private, alberghi, ristoranti e aziende di acque minerali. Lo stesso leader di Forza Italia dichiarò di averlo candidato nella convinzione che fosse «utile perché proprietario di giornali». Errore: anche quei quotidiani figurano intestati ad altri. Lui invece, nonostante i costi della campagna elettorale, continua a non avere nulla da offrire ai creditori. E il suo caso, più che l’eccezione, sembra ormai la regola.

Anche Calisto Tanzi è uno strano nullatenente, con villa e moglie milionaria.

Calisto Tanzi nella sua villa di Parma

All’ex patron della Parmalat va riconosciuto di aver confessato le sue colpe nella storica bancarotta da 15,5 miliardi di euro, sacrificando subito le società personali, la sua flotta di jet privati, due yacht e una tenuta agricola. La Guardia di finanza gli ha sequestrato altri 816 mila euro su 12 conti italiani, 9,3 milioni in titoli alla Popolare di Lodi, 129 mila dollari alle Isole Cayman, due Balilla e una Range Rover, che Calisto però conserva come «custode». Il problema è che Tanzi e i suoi manager, dal 1990 al 2003, hanno sottratto alle casse della Parmalat l’incredibile cifra di 928 milioni di euro. E altri 1.346 milioni di dollari sono scomparsi in Sudamerica. «Non esiste alcun tesoro di Tanzi, che ha già pagato con tutti i propri beni», insiste il suo avvocato Gianpiero Biancolella. Dopo tre mesi di carcere e sei ai domiciliari, il cavalier Calisto attende in libertà la fine dei processi e ha già ottenuto il primo patteggiamento. A cinque anni dal crack, vive sempre nella villa di famiglia, tra Parma e Collecchio, che le parti civili confermano di «non poter pignorare». Tirando le somme, Tanzi ha risarcito circa due millesimi del buco nero di Parmalat. Continua a vivere in un grande rustico ristrutturato con un vasto giardino. E, a differenza dei risparmiatori, non ha problemi economici:sua moglie, Anita Chiesi, è contitolare di una grossa industria farmaceutica. Cambiando l’ordine dei reati, il prodotto non cambia.

Per non dilungare il post, l’elenco e le storie dei magnifici sono inserite in modo esaustivo su,
Nulla da commentare,unicamente prendere atto senza sorprese che vivere onestamente in questo paese non paga,anzi la regola è il contrario.
I re tra i nulla tenenti,ovvero i più grandi furbetti del quartierinoultima modifica: 2008-04-23T18:59:10+02:00da iserentha
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