L’homo sapiens alla base dell’olocausto animale

Un mondo con più uomini
e meno animali

In 30 anni decimate un terzo delle specie selvatiche

Sessanta milioni di anni fa un grande asteroide precipitò nel golfo dello Yucatan, sollevando migliaia di tonnellate di roccia polverizzata e causando un gigantesco tsunami che fece alcune volte il giro del mondo. Le conseguenze climatiche di questo disastro annientarono nell’arco di qualche decennio i dinosauri e l’80 per cento degli animali che vivevano sul pianeta. Ora un’altra catastrofe minaccia con uguale violenza le creature della Terra e le sta distruggendo con la stessa rapidità: l’incontrollata crescita di una specie, quella dell’Homo Sapiens. 
I  dati diffusi ieri da WWF, Società Zoologica di Londra e Global Footprint Network hanno lasciato allibiti anche i più pessimisti tra gli scienziati che studiano la riduzione della biodiversità: dal 1970 al 2005 le specie terrestri sono diminuite del 25 per cento, quelle marine del 28 e quelle d’acqua dolce del 29. Tutte se ne sono andate per lasciare il posto agli esseri umani, la cui popolazione, dal 1960 al 2000, è raddoppiata.
«Nella storia umana non ci sono precedenti di una riduzione così consistente in così poco tempo – ha detto Jonathan Loh, curatore del rapporto -. Bisogna tornare indietro all’epoca delle grandi estinzioni per trovare qualcosa di simile. Se prendiamo come parametro il trascorrere della vita umana, i cambiamenti cui assistiamo ci possono sembrare lenti. Ma se il parametro è quello della storia della Terra, sono rapidissimi».
La scomparsa di quasi il 30 per certo di tutte le specie in soli trent’anni ha davvero qualcosa di terrorizzante: se, guardando un orologio, immaginassimo che la storia della Terra comincia all’ora 0 e arriva ai giorni nostri alle 12, l’Homo Sapiens avrebbe popolato il pianeta più o meno alle 12 meno qualche secondo e i tre decenni presi in esame equivarrebbero a qualche millesimo di secondo, una inezia per un disastro così grande. L’estinzione registrata è 10 mila volte più rapida di qualunque analogo fenomeno conosciuto nella storia, e niente purtroppo fa pensare che si fermerà.
Secondo Ben Collen, esperto di estinzioni alla Società Zoologica di Londra, «non c’è alcun dubbio che la responsabilità è dell’uomo». Le cinque principali ragioni individuate dallo studio per spiegare quanto sta accadendo puntano tutte l’indice contro il nostro comportamento: mutamenti climatici, distruzione dell’habitat naturale degli animali, inquinamento, diffusione di specie invasive, eccessivo sfruttamento delle risorse.
Il rapporto indica due strade per fermare il declino delle specie: evitare la distruzione degli habitat naturali a causa dell’espandersi dei centri urbani o delle coltivazioni e fermare la produzione agricola e la pesca di singole specie. Una proposta difficile da accettare da esseri umani alle prese con le crisi del cibo e dell’energia: tutto porta a pensare che le coltivazioni Ogm e quelle destinate alla produzione di biocombustibile aumenteranno anziché diminuire.
La conferenza internazionale sulla diversità biologica che si terrà a Bonn dal 19 al 30 maggio avrebbe dovuto impegnare i rappresentati di quasi 150 Paesi a ottenere significativi risultati nella riduzione della perdita di biodiversità entro il 2010. Avevano già promesso di farlo nel 2000, con quello che venne chiamato il Protocollo di Cartagena. Dopo otto anni senza un solo passo avanti e molti passi indietro, si risiederanno tutti intorno a un tavolo, per decidere che cosa possiamo fare per salvare specie che non ci sono più.

[ da la stampa web ]

Sei miliardi e chissà quanti saremo tra qualche secolo,ammesso che gli scienziati non abbiano ragione sulle teorie del clima e le ricadute devastanti sull’eco sistema, concentrati al 50% tra Cina e India,le nuove economie emergenti tra l’altro,le quali sommeranno il becero sviluppo occidentale in modo ancor più deteriore.

Esiste pochissimo rispetto tra i simili della razza eletta,figuriamoci il rapporto con le cosiddette razze inferiori,il rapporto accenna anche alla situazione dei mari e le risorse ittiche,anche quest’ultime in estrema difficoltà, la pesca indiscriminata e l’inquinamento dei mari sono gli aspetti più deteriori,forse la ricerca scientifica potrà rimettere al mondo tramite la clonazione alcune specie, ma la possibilità è del tutto fantascientifica al momento.

Forse la moltiplicazione all’infinito della presenza dell’homo sapiens scaturirà la sua fine e se scansassimo l’eventualità dell’enorme asteroide,diretto contro la terra intorno al 2030,non potremo o potranno per meglio dire, scansare l’avidità accumulata nei millenni dall’uomo.

L’homo sapiens alla base dell’olocausto animaleultima modifica: 2008-05-17T22:22:29+02:00da iserentha
Reposta per primo quest’articolo

2 pensieri su “L’homo sapiens alla base dell’olocausto animale

Lascia un commento